giovedì 16 ottobre 2008

Integrazione scolastica

I telegiornali stanno tutti facendo un gran parlare di integrazione scolastica, proposte di creare classi speciali per gli stranieri, e fioccano commenti scandalizzati da ogni dove. Non voglio entrare nel merito di chi abbia torto e chi abbia ragione, e premesso che io credo fermamente nell'integrazione e nel fatto che i bimbi stranieri debbano potersi inserire al meglio nelle classi dei loro coetanei italiani, vorrei raccontarvi una storia.



Avendo studiato quasi sempre all'estero, ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire inserirsi in un contesto che non si conosce e dover cambiare la lingua nella quale si scrive.



In Italia ho fatto solo i primi 3 anni di elementari, anche se frequentavo la scuola svizzera e studiavo quindi anche il tedesco (purtroppo finito nel dimenticatoio). Quando i miei genitori hanno deciso di trasferirsi all'estero, il primo impatto con un paese straniero è stato con il Marocco e la lingua francese. I miei genitori pensando di accelerare il mio apprendimento della lingua, mi hanno messo in collegio dalle suore. Per causa di forza maggiore ho finito col imparare i rudimenti della lingua, ma a 9 anni, sono stata catapultata in un mondo che non conoscevo, non capivo, e che ho percepito come una punizione. In 6 mesi di Marocco ero in grado di parlare e di scrivere, anche se facendo parecchi errori, ma ero fisicamente e moralmente provata.


Successivamente sono poi stata un paio di anni in Algeria, ma ormai il peggio era passato, anche se alla scuola francese, io che scrivevo con la stilografica dall'Italia, mi sono imbattuta nei calamai, nelle penne con pennino, nell'inchiostro viola (non vi dico le macchie) e in un maestro che usava tecniche di apprendimento degne di un lagher, le bacchettate con il righello (una barra di metallo quadrato di poco più di un centimetro di spessore per 30 di lunghezza) si sprecavano. Certo mi sono integrata, chi non lo avrebbe fatto in quelle condizioni!


Le superiori le ho poi continuate in Senegal, ormai la lingua non era più un problema, anzi ero più brava delle francesi, soprattuto in grammatica, perché ero aiutata dall'italiano. Li i problemi di integrazione sono stati diversi, anche perché non si doveva "fraternizzare" troppo con gli africani. C'erano delle leggi non scritte che andavano assolutamente seguite.


Man mano sono cresciuta ho lasciato il Senegal a 17 anni, avevo amici di tutte le razze e i colori e sono finita negli USA.

Finalmente ho avuto la fortuna di finire in un paese dove sapevano cosa andava fatto per aiutare gli stranieri ad inserirsi. Sono stata iscritta d'ufficio alla scuola di integrazione per stranieri di New Bedford (Massachussets) a fine ottobre, io avevo studiato l'inglese come lingua straniera per diversi anni, ma non capivo niente e pronunciavo alla francese, un delirio. Avevo anche studiato lo spagnolo, che mi piaceva molto e grazie al mio bagaglio di lingue latine ero avvantaggiata in confronto agli altri. New Bedford era una colonia portoghese, e l'insegnante della mia classe era bilingue proprio in portoghese. I suoi corsi erano tenuti esclusivamente in inglese, ma quando non riusciva a farsi capire traduceva in portoghese. (Meno male che con l'italiano, il francese e lo spagnolo alla fine io capivo perfettamente). La prima lingua che mi sono ritrovata ad usare però è stato lo spagnolo, perché l'unica americana della classe proveniva da Porto Rico e non sapeva una parola di inglese. Era poco dotata per le lingue e mi sono ritrovata a farle da traduttore simultaneo Portoghese/Inglese - Spagnolo.

Il sistema di insegnamento prevedeva, con delle tecniche ingeniose, di farci capire come andavano pronunciate le varie parole sfruttando le sonorità, quindi tutti i suoni simili venivano raggruppati, evidenziando prima i suoni, poi la loro ortografia, poi il significato, il tutto grazie a libri di alfabetizzazione con disegni, parole da completare frecce da collegare, ecc...

Il principio funzionava perché erano cose facili da fare, ma che entravano in testa e ci rimanevano. Ricordo ancora... Hat, Bat, Cap, Nap.... la A ha lo stesso suono.... Ci veniva insegnato veramente come vanno pronunciate le parole e le varie eccezioni. Ancora oggi quando sento come vengono pronunciate certe parole in televisione rabbrividisco.



Insomma per farla breve, sono entrata a fine ottobre, ai primi di Dicembre avevano già deciso che ero in grado di seguire i corsi normalmente, quindi mi hanno iscritto loro stessi, al liceo per permettermi di finire gli studi (gratuiti fino ai 18 anni, poi diventavano a pagamento).

Il liceo di New Bedford alla fine non l'ho potuto frequentare perché i miei genitori hanno deciso di trasferirsi a New York, ma l'ho visitato... me lo ricordo ancora adesso, era come nei film americani che si rispettano, enorme, bellissimo, con un campus in un parco, campi di ogni sport immaginabile, piscina, non vi dico che cos'era il campo di palla canestro interno. C'erano laboratori di ogni cosa, compreso uno di lingua con le cabine singole per fare pratica, tipo quello dei traduttori simultanei, insomma era di una bellezza sbalorditiva. In compenso visto che ero stata iscritta da loro, sono loro che si sono occupati di iscrivermi direttamente nel liceo del quartiere di Brooklyn nel quale sono andata poi ad abitare, ho solo dovuto presentarmi con l'incartamento ed il gioco era fatto.

Ho finito il liceo al Franklyn Delano Roosvelt High di Brooklyn, ho preso il diploma, e ho dato l'esame di stato, e di nuovo mi sono imbattuta nella grande America.


L'esame di stato avveniva contemporaneamente in tutti gli Stati Uniti, come da noi per la maturità, e prevedeva una serie di materie sia obbligatorie che a scelta, compreso l'esame di lingua straniera. Generalmente gli studenti davano uno o 2 esami di lingua in funzione delle loro singole conoscenze, ma difficilmente più di 2, anche perché la lingua straniera si dava in un giorno specifico su tutto il territorio nazionale e durava 4 ore. Ma io ero diversa, di lingue ne avevo 3, francese, italiano, spagnolo. Visto che era mio diritto dare l'esame in tutte e 3 le lingue, ho avuto anche diritto ad un trattamento individuale, sono stata messa in un aula da sola e ho fatto i 3 esami in sequenza. Mi hanno messo a disposizione una rotazione di sorveglianti che si erano organizzati per essere presenti fino ad un massimo di 12 ore consecutive (avevo diritto a 4 ore per esame) sono anche stata rifocillata alla mensa docenti perché era mio diritto essere alimentata. Tutto questo perché, visto che davo gli esami in modo trasversale, con un mio orario personale, non dovevo entrare in contatto con altri allievi per non suggerire o avere informazioni. Non ho chiaramente avuto bisogno di 12 ore di tempo, me la sono cavata con circa la metà, ma quello che è importante da dire è che visto che come studente straniera, dare quell'esame, avrebbe contribuito ad aumentare il mio punteggio, ho avuto la possibilità di farlo, perché era un mio DIRITTO.
Nelle scuole americane ci sono una serie di insegnanti che si dividono gli studenti e si occupano di suggerire ed iutare ogni singolo studente nel suo personale percorso scolastico in funzione di quello che e ritengono sia meglio per loro, per aiutarli nelle loro scelte (naturalmente nulla viene imposto). Questo è ancora più utile con gli studenti stranieri che non conoscono tutte le immense possibilità che hanno a loro disposizione nelle scuole americane.



Per la cronaca l'anno del mio diploma (1975), nella mia scuola si sono diplomati 400 allievi, non 3 classi da 30, eppure ognuno ha avuto la possibilità di dare gli esami, sia nelle materie obbligatorie che nelle materie a scelta.



Ecco questo è quello che intendo per integrazione scolastica, non so come la intendano in Italia, ma vorrei tanto che, mantenendo le buone cose dell'insegnamento italiano, prendesse spunto dai paesi che hanno avuto esperienze di immigrazione molto prima e per più tempo. Non occorre copiare basta prendere quello che c'è di buono.



Mia mamma in quel periodo frequentava delle scuole serali (si pagava un piccolo contributo) che permettevano agli adulti di mettersi al passo con la lingua, ma c'erano anche corsi di contabilità, di storia, e un sacco di altre materie disponibili, con esame finale ed attestato di frequenza. Se ci si voleva integrare, era possibile farlo.

Questa è una foto recente dell'ingresso della mia vecchia scuola.

E questo era il badge o button che avevamo (tutti e 400) e che serviva a distinguere quelli dell'ultimo anno, i Senior appunto. L'ho trovato grazie ai potenti mezzi della rete, ho anche trovato un sito pieno di foto di ex allievi, insomma tanti ricordi....

12 commenti:

Caty2 ha detto...

Caspita Marinella già dalla più tenera età hai avuto modo di infilare nel tuo calderone un'infinità di informazioni e di esperienze notevoli...ora capisco la tua abilità di sintesi e di empatia!!
Complimenti veramente. Dai una vera spiegazione di integrazione, di adattamento e sopratutto di volontà. Qui non c'entra il razzismo o che so io, bisogna offrire la possibilità a tutti (anche adulti) di capire quello che ti circonda e di farti capire.
Importante sarà applicare bene questa opportunità, gli insegnanti che si dovranno occupare di questo inserimento dovranno essere bravissimi e io temo che nella nostra scuola non ci siano queste eccellenze.
Non ho assolutamnte alle spalle una storia neppure simile alla tua, ma nel mio piccolo ho trascorso un pò di tempo prima in Svezia (alla pari) e poi a Rio de Janeiro. In ambedue le situazioni mi è stato di aiuto il latino, ho fatto il liceo classico ed ero scarsissima nelle traduzioni e all'epoca si abbandonava la lingua straniera(francese più che scolastico) al 2 anno ma in Svezia sono riuscita a comunicare con un prete grazie al latino e in Brasile riuscivo a capire molte parole portoghesi uguali alle latine. Insomma bisogna volere fare e non solo aspettare che gli altri facciano. Sono stata abbastanza confusa ? Ti abbraccio e vado a continuare la raccolta Caty2

marinella ha detto...

Caty ogniuno beneficia delle proprie esperienze e sono sicura che la Svezia e Rio sono certamenta state delle grandissime esperienze anche per te. Comunque non sei affatto confusa, non ti buttare giù così. Un abbraccio e buona raccolta.

dede ha detto...

Racconto molto interessante e istruttivo, Marinella, che sembra però riferirsi a tutto un altro pianeta rispetto alla nostra attuale italietta meschina e miope.
Purtroppo io dubito grandemente che la proposta di legge di cui abbiamo sentito notizia sia stata ispirata dalla volontà di integrazione.

marinella ha detto...

Come dicevo non ho seguito la cosa da molto vicino, ma mia mamma che dice aver sentito bene la cosa, sostiene che la proposta fatta è proprio mirata ad aiutare gli stranieri ad imparare la lingua e la scrittura prima di essere inseriti nelle classi regolari, potrebbe anche andare bene, se non fosse che da noi è tutto talmente burocratico che temo sarebbe impossibile inserire studenti in corso di anno o farli frequentare le scuole di inserimento per pochi mesi come ho fatto io, da noi si viaggia a suon di carta bollata, se non cambiamo questo temo che non basti la buona volontà. Potrebbero anche aprire le classi a corsi serali per adulti e dare da lavorare a molti insegnanti, ma temo che non siamo ancora pronti.

Ernestina ha detto...

A me la proposta di istituire delle scuole differenziate per stranieri mi inorridisce, puzza di ghetto lontano un miglio, come se si volesse imprigionare i disagiati nel loro disagio.
Io non ho tutta la tua esperienza in fatto di scuole straniere,però quando avevo 14 anni i miei si trasferirono per lavoro in Zambia, paese africano di lingua inglese. In Italia alle medie avevo scelto il francese, e quando arrivai lì non capivo una parola di inglese.
Mi iscrissero subito all'American school di Lusaka, all'inizio seguivo le lezioni senza capire nulla, poi pian piano ho imparato, ovviamente studiavo la lingua, ma quello che mi ha aiutato di più è stato fare amicizia, interagire con gli altri e di conseguenza sforzarmi di comunicare in inglese.
A casa si parlava italiano, se mi avessero chiuso in una classe di immigrati, ognuno col suo idioma nazionale ci sarebbero voluti anni per imparare qualcosa.
Invece in quell'ambiente così stimolante in pochi mesi mi sono integrata benissimo.
Non mi hanno fatta sentita DIVERSA, messa in castigo ed emarginata a causa della mia ignoranza linguistica.
ciao Ernestina

marinella ha detto...

Ciao Ernestina,Io quando sono arrivata in Marocco, dalle suore, la maggioranza delle allieve erano europee e non marocchine, parlavano tutte francese, ma devi anche capire che oltre all'essere in collegio e non mi era mai successo, ho anche avuto a che fare con del bullismo nei miei confronti, quindi sicuramente erano troppe cose per una ragazzina di 9 anni. Le scuole americane all'estero, le conosco anch'io, ho frequentato quella di Dakar proprio prima di partire per gli Usa (per cercare di ambientarmi prima) ed era una meraviglia, si trattava di una specie di casa famiglia extra large dove studiavano i figli dei vari missionari americani sparsi per il Senegal, e li sono stata accolta in modo fantastico ed aiutata ad iniziare a parlare. La scuola che ho frequentato in america invece faceva gli interessi degli allievi, appena hanno ritenuto che io fossi in grado di essere inserita nel circuito normale mi hanno letteralmente buttato fuori, e credimi io ero molto meno convinta di loro di riuscire a seguire il programma. Ma in effetti loro sostenevano che avrei avuto fare degli sforzi ma che mi sarebbero stati utili. Temo che da noi questo non avverrebbe allo stesso modo, siamo troppo burocratizzati per farlo. Spero comunque di sbagliarmi. Baci

Susina strega del tè ha detto...

Mary, ho "operato!!" Non ti puoi neanche immaginare che cosa è uscito fuori dal calderone!! Il prossimo post sarà tutto per la tua raccolta di ricette per Halloween!!!
Uha uha uha!!
^_^

whitewillow ha detto...

Sarebbe molto bello realizzare una scuola come quelle che hai frequentato,purtroppo anch'io penso che in realtà si rischi di trasformare queste scuole " differenziali"in una sorta di ghetto.
Sono un'insegnante di scuola dell'infanzia e la mia scuola sorge in un quartiere fortemente extracomunitario ( considera che in ogni sezione-28 bambini-circa la metà sono stranieri).
Beh, ti dico solo questo:per il momento riusciamo a gestire il tutto ed aiutare tutti perchè in ogni classe ci sono due insegnanti.
Immagina quando ci sarà l'insegnante unico...probabilmente con 30 alunni per classe.
La mia sensazione è che questa legge sia stata fatta solo per i tagli...ma non c'è reinvestimento nella scuola e nella formazione.
Si taglia laddove non c'è guadagnano ( scuola e sanità)...sigh,che cosa triste.

marinella ha detto...

Whitewillow, in effetti per creare una qualsiasi struttura occorrono dei mezzi, e se si fanno dei tagli sulle finanze e difficilissimo. Sarà interessante vedere come riusciranno a creare classi speciali senza fondi. Baci

niki ha detto...

Che esperienze toste! Dovevi essere una bambina veramente forte e disponibile ad adattarsi per reggere tutte le esperienze che hai avuto!
Per quanto riguarda l'argomento scuola... non so davvero cosa pensare. So che mia mamma, vecchia maestra elementare, quando si è trovata con bambini stranieri o comunque in difficoltà, lavorava il doppio per riuscire ad aiutare loro e nello stesso tempo non bloccare il resto della classe. Non credo fosse giusto, credo sarebbe stato meglio affiancare degli insegnanti di sostegno (ma tanti anni fa il problema stranieri era limitatissimo). Davvero un problema spinoso...

cristina ha detto...

Carissima marinella,il tuo racconto mi ha lasciata davvero senza parole,e mi rende ancora più contenta di averti conosciuta. L'argomento "scuola",è davvero una questione alquanto difficile,se non scottante,in quanto ogni parere letto è la parte di una stessa medaglia; io ho frequentato le elementari con una sola maestra che faceva tutto,anche se,ai tempi,era in atto una sperimentazio
ne che includeva l'insegnamento della lingua inglese,educazione musicale,educazione fisica, recitazione ed educazione all'imagine (ognuno dei quali insegnato da un docente).Tenendo conto che la matematica non è mai stata il mio mestiere,per il resto posso dirmi fortunata per aver avuto una maestra che teneva molto al fatto che sapessimo scrivere ed esprimerci correttamente in italiano;se l'obiettivo del maestro unico fosse anche quello di "rispolverare"la lingua italiana,ormai depauperata di molto,la riforma,da questo punto di vista,non sarebbe del tutto negativa,secondo me.Riguardo i bambini stranieri,non sono d'accordo su chi parla di "cernita",poichè i bimbi sono tutti uguali;magari darei loro delle lezioni "supplementari" di lingua italiana,in modo da poterla apprendere più velocemente,e, per quanto riguarda gli adulti,fare delle lezioni serali,sempre per lo stesso motivo.Chissà che non si riesca a farlo un giorno!

marinella ha detto...

Grazie Cristina sei molto gentile.