lunedì 21 luglio 2008

Rivendevano Formaggio Avariato.....

Siamo alle solite, avevo già sentito qualche cosa da Lei, ma mi era sfuggito l'articolo della Repubblica ripreso dal sito di Promiseland. Il problema è che il fatto risale già a 2 anni fa, e solo ora iniziano ad apparire le informazioni in Italia. Comunque vi metto integralmente l'articolo tratto da Promiseland così potete leggerlo direttamente se già non lo avete fatto, poi ditemi se volete ancora consumare formaggio prodotto con sali di fusione come i formaggini o le sottilette...





"Rivendevano formaggio avariato
La truffa dei banditi della tavola, rivendevano formaggio avariato...
riciclavano scarti di produzione 16-07-2008 -

Fonte: La Repubblica.it





La truffa dei banditi della tavola rivendevano formaggio avariato
Nel formaggio avariato e putrefatto c'era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto "buono", di prima qualità.

Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri) diventavano fette per toast, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia "genuina" - nelle celle frigorifere c'erano fettine datate 1980! - ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende - multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte - che anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, - senza spendere un centesimo ma guadagnandoci - a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania).
Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E' quello che si legge nell'ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori.
Le indagini - ancora aperte - iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C'è del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico è partito dalla Tradel di Casalbuttano ed è diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). Le due aziende sono di Domenico Russo, 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E' lui l'uomo chiave attorno al quale ruota l'inchiesta. E' lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona.
A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui - visibili a occhio nudo - degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialità della azienda è il "recupero" di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. "Una cosa disgustosa - racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor più disgustoso - aggiunge il capitano Agostino Brigante - , è il sistema commerciale che abbiamo scoperto".
Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto è lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono "coperti" dal servizio di prevenzione veterinaria dell'Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici).
Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: "La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta... ", dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: "Saranno cazzi suoi... " (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione è definito - senza mezzi termini - "merda". Ma non importa, "... perché se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto... questo rimane un discorso fra me e te... " (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette "scadute un anno e mezzo prima"). Nell'ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura "precise responsabilità".
Perché, "a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica". Il marchio maggiormente coinvolto - spiegano gli investigatori - è Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. "Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti", si legge nell'ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnellate di merce lavorata in due anni. Finita sugli scaffali dei discount e dei negozi di tutta Europa. Tremila le tonnellate vendute in nero. E gli operai e gli impiegati? Erano consapevoli. Lo hanno messo a verbale. Domanda a un'amministrativa: "Ha mai riferito a qualcuno che la merce era scaduta o con i vermi?". Risposta: "No, tutti lo sapevano". "

6 commenti:

sprimacciacuscini ha detto...

Non è solo disgustoso.
È orribile.

marinella ha detto...

Già, e quello che è peggio e che nessuno da l'informazione, se non la Repubblica con ben 2 anni di ritardo sull'inizio del problema. tanto visto che si tratta di prodotti comunque commestibili chissà perchè agitarsi, alla fine dei conti i vermi sono proteine.

Gatadaplar ha detto...

Mary, mi sto sentendo male, ti giuro... mi gira la testa... Sai... ho capito perchè i kamikaze da noi non colpiscono mai... stiamo facendo tutto da soli...

CrèmeBrulée ha detto...

E' uno scandalo!
Quando ho appreso la notizia mi ha preso male (io sono una mangiatrice accanita di formaggio...un piccolo topolino!!!)
La cosa scandalosa sta anche nel fatto che in tv, nei telegiornali se ne è parlato pochissimo, un giorno solo come se fosse una notizia da niente.
E ora il silenzio.
Secondo me era una scandalo che meritava molta visibilità...invece così nessuno sa niente!!! Per fortuna che almeno su internet le informazioni circolano!
Scusate la polemica...ma sapere che riciclavano sottilette del 1980 mi ha completamente sconvolta!!!

Patty ha detto...

In che mondo viviamo... :(

marinella ha detto...

Crèmebrulée, anch'io amo il formaggio, anche se per molti motivi l'ideale sarebbe di consumarne il meno possibile, visto che eliminarlo del tutto mi dispiace, sono passata al poco ma buono, sicuramente niente sottilette o formaggi industriali, prediligo quelli di malga, i caprini delicati ecc. li compro in negozi bio quando possibile, e sicuramente li reggo meglio, ma mi fanno male lo stesso quindi devo diradare molto. Comunque non è tollerabile che ci sia gente che gioca con la salute altrui, secondo me dovrebbero essere inseriti nei reati di tentata strage. ciao