sabato 18 agosto 2012

Un pistacchio da urlo

Oggi in casa ho raggiunto i 30 gradi, per dove abito io e visto che ho una casa particolarmente fresca, si tratta di temperature da record assoluto.  Io abito in una zona che un tempo veniva considerata adatta a fare le convalescenze, proprio perché, anche al massimo dell'estate, il clima rimane sempre gradevolmente ventilato, con serate fresche.  Basta pensare che da noi ci sono pochissime piscine interate visto che solitamente si riescono a sfruttare al massimo un mesetto scarso.
Negli ultimi 2 o 3 anni invece, si inizia a sentirne la mancanza e quest'anno in particolare l'avremmo sfruttata almeno due mesi pieni se non di più, perfino la sera.

Comunque, non abbiamo la piscina quindi per rinfrescarci ricorriamo ai gelati.

Oggi ho fatto un gelato al pistacchio che può competere facilmente con quello delle migliori gelaterie.

La tecnica di base è sempre la stessa, uso per mescolare i miei ingredienti un misurino da un litro,
Ho preso 150 gr. di pistacchi non salati, già sgusciati, non mi sono preoccupata di togliere la pellicina, li ho frullati con 130 gr. di zucchero, un pizzico di vaniglia e uno di zale.

Ho versato il tutto nel mio misurino, nel quale ho aggiunto una lattina di latte evaporato (condensato non zuccherato), ho mescolato, ho integrato fino a 800 ml con del latte normale, ho aggiunto un bicchierino di liquore (serve per mantenere il gelato un pochino più morbido una volta stabilizzato in freezer) e  ho versato il tutto nella gelatiera.
Come ho già detto la mia gelatiera ha il motore ed è autonoma, una volta avviata fa tutto da sola.
Quando le pale si fermano, dopo 30-40 minuti (dipende molto sia dagli ingredienti che dalla temperatura esterna) trasferisco il gelato mantecato in un contenitore e metto in freezer.
Fatto, dopo almeno un'oretta di freezer il gelato è buono da mangiare.

E' buono anche appena fatto, ma si scioglie un pochino più rapidamente, conviene stabilizzarlo in freezer per alcune ore.

Svuotata e leccata accuratamente la ciotola della gelatiera, la lavo bene e riparto con un secondo gelato, questa volta al cioccolato ( si abbina bene con il pistacchio).

Il procedimento è lo stesso, al posto dei 150 gr. di pistacchio ho messo una confezione da 75 gr di cacao, per il resto tutto uguale.  Il cacao ha un buon potere addensante, quindi si prepara abbastanza velocemente.

 (Foto dalla rete)

Il prossimo sarà alla noce!

martedì 14 agosto 2012

MINI MENTINE LATTE E MENTA SENZA ZUCCHERO

Qualche tempo fa non ho resistito e quando ho visto in rete uno stampo "gemme" me lo sono comprata. si tratta di uno stampo con tanti mini incavi nei quali colare piccole quantità di quello che si vuole, ma proprio piccole!

Oggi mi sono lanciata in una prova che spero risultarà concludente.

Stsvo pensando alle Galatine, quelle caramelle al latte che davo al pargolo da piccolo e mi è venuto in mente che in fin dei conti si trattava di latte in polvere zuccherato e aromatizzato e poi pressato in forma.  
Da li il passo è stato semplice, ho preso il mio stampo, una cucchiaiata di latte in polvere, una coppetta, un cucchiaino raso di stevia cristallizzata, l'olio essenziale di menta, e via con la prova.

Per prima cosa con un cucchiaino ho disfatto bene alcuni piccoli grumi di latte (il mio è intero, ma credo che anche quello scremato possa andare bene. Poi ho unito un cucchiaino raso di stevia cristallizzata, mescolato bene, aggiunto 5 o 6 gocce di olio essenziale di menta, rimescolato per bene, quindi ho iniziato ad aggiungere dell'acqua, solo poche gocce per volta, in tutto potrei stimare di aver messo circa un cucchiaino raso, è difficile capire a questo stadio quanta ne ho messa, quel tanto che basta ad creare un impasto morbido e malleabile quasi come la pasta da pane.

Una volta ottenuto l'impasto, ho fatto delle piccolissime palline con le mani ben pulite, che ho pressano nei miei stampini.  Penso che si potrebbero anche fare solo delle palline oppure fare un salamino e tagliarlo a rindelle, comunque l'essenziale è di ottenere delle pastigliette della taglia dei Tic Tac.

Ho lasciato riposare ed asciugare un pochino poi ho sformato. 
Adesso devo solo farle seccare ancora un po' si potrebbe anche usare l'essicatoio, ma temo che con il caldo parte dell'aroma evapori, probabilmente basterà lasciarle in frigorifero scoperte.

Con queste mini dosi ho ottenuto circa 28 pastigliette, la prima semi secca è stata assaggiata da mia mamma ed approvata (è lei la golosona di mentine)
Appena seccano completamente vi aggiorno.
Intanto ecco la foto, nulla vieterebbe di aggiungerci una goccia di colorante alimentare o meglio ancora della clorofilla, ne ho nei miei ingredienti per cosmetici, la clorofilla è vegetale e serve per colorare. Se si volessero colorare di rosso, il succo di barbabietola è perfetto e molto naturale.



domenica 12 agosto 2012

KRUPUKS

Quando siamo stati a Bali in Indonesia, ho ritrovato una cosa che avevo assaggiato in passato e che è piaciuta tantissimo a tutti si tratta dei krupuk.

L'indonesia è probabilmente il più grande produttore mondiale di krupuk, ne produce di tantissimi tipi.
Ma cosa sono i krupuks? avete presente le nuvole di drago che vi servono nei ristoranti cinesi?
Ecco quelli sono una delle tante varietà di krupuk.Una specie di pop corn locale.
In realtà quelli che ci avevano colpito non erano tanto le nuvole di drago quanto i "pork skins" che sono fatti con la cotenna di maiale. Ma li fanno anche con la pelle del pollo!!!

Veniamo alle spiegazioni, i krupuks li preparano solitamente mescolando farine di gamberetti, pesce o anche verdure con farina di tapioca o anche farina di sago, che si ottiene da una palma, sono farine molto ricche di amidi, per ottenere un impasto che una volta sagomato in salamini viene prima cotto a vapore e poi affettato. Queste fettine vengono quindi seccate al sole e diventano simili alla nostra pasta.
I pezzetti così preparati si conservano moltissimo tempo e quando si desidera consumarli basta friggerli in abbondante olio caldo per ottenere delle nuvolette vaporose.

La versione fatta con la cotenna di maiale invece si fa in un modo diverso, io li avevo già mangiati quanto stavo negli Stati Uniti, la mia migliore amica era Filippina e ogni tanto li  preparava, mi aveva spiegato come farli, ma l'unica volta che ho provato anni dopo non ci sono riuscita. Da alcune mie ricerche ho scoperto che nel sud America sono molto conosciuti e li chiamano chicharrones, anche se con questo nome si trovano sia quelli che io chiamo krupuk che dei dadini di cotenna con attaccata anche della carne, cotti al forno fino a farli diventare croccanti.
L'altro dubbio che avevo, è che visto che ormai mangiamo pochissimo maiale a causa di come sono allevati,  non mi andava di comprare cotenna di una bestia allevata in modo industriale.

L'altro giorno però mi telefona la signora dell'agriturismo biologico presso il quale acquistriamo la poca carne che consumiamo, per dirmi che macellavano un manzo. I loro animali fanno una vita corretta, pascolano, crescono in modo naturale, non sono alimentati con mangimi di origine industriale e soprattutto crescono lentamente. Coltivano con principi biologici tutto quanto serve per l'alimenatione delle loro bestie. Quando siamo andati a ritirare, mi è venuto in mente di chiedere notizie delle costine di maiale.  Allevano anche qualche maiale, soprattutto per il loro utilizzo all'interno dell'agriturismo, ma riesco ad ottenere delle costine per le grigliate.  Mi hanno detto che avrebbero macellato molto presto quindi mi sono accaparrata le costine di "brontosauro" come le chiama Dante,  a volte si dimenticano di tagliarle a metà e ci ritroviamo con delle costine grandissime che non stanno nelle pentole.  (Questa volta però si sono ricordati), mentre ordinavo le costine ne ho approfittato per chiedere se era possibile avere della cotenna di maiale.
Molto incuriositi dalla mia richiesta volevano sapere cosa contassi preparare, ho spiegato che contavo fare una cosa adatta all'aperitivo tipole chips e li ho visti ancora più interessati.  Alla fine mi hanno detto che mi avrebbero fornito tutta le cotenna che desideravo, ma che una volta che le mie prove fossero andate a buon fine, volevano la ricetta.

Dopo questa lunga spiegazione ecco le indicazioni per preparare i krupuk, si tratta di una preparazione relativamente laboriosa, ma si può fare  in più tempi.
Per prima cosa recuperare della cotenna di maiale bella pulita, devete lavarla e privarla degli eventuali peli rimasti passandola sulla fiamma. Questa era la parte più antipatica.  Ripulite quindi eventuali residui di peluria tenendo però presete che se ne dovesse rimanere non è un problema purché i peli siano, diciamo, rasati.
A questo punto si rigira la cotenna con il lato pelle sul tagliere e con un coltello si elimina tutto il grasso possibile.  Questa cotenna si deve mettere a bollire in acqua  semplice per circa 15 minuti.

Una volta cotta la cotenna, occorre verificare di aver tolto tutto il grasso passandoci un coltello, quindi tagliarla a listarelle e poi a quadratini, cercando di non farli troppo grandi.  Quando avremo tagliato tutti i dadini (si può usare una forbice per farlo) dovremo foderare una teglia con carta da forno e disporre i nostri dadini cercando di non sovrapporli troppo, non è necessario tenerli distanti.  Il forno deve essere acceso a circa 50-60 gradi soltanto, si inforna e si dovrà attendere circa 12 ore. Man mano che si seccano rimpiccioliranno.
Chi disponesse di un essicatoio può usarlo al posto del forno. L'obiettivo finale è quello di avere un prodotto asciugato ma non cotto. Se si fa con il forno troppo caldo, si seccano in modo sbagliano e non gonfieranno una volta fritti. Trascorso il tempo occorre controllare che le cotenne siano secche, non deve rimanere umidità e il colore deve ricordare quello delle scorzette di arancio candite. Nel caso non fossero abbastanza secche continuare ad essiccare. La consistenza deve essere simile a quella della pasta secca.
Una volta che i nostri quadretti saranno seccati, possiamo conservarli in un conenitore ben sigillato fino a quando si desidera usarli.  Considerando che si tratta comunque di un prodotto che contiene ancora una piccola quantità di grasso, se conservato in un posto fresco si conserveranno almeno 3 mesi. Suggerirei di tenerli in un sacchetto da sulgelati di quelli con la zip dentro il frigorifero.

Al momento di usarli, si mette dell'olio di semi di arachide in un pentolino, meglio usare un tegamino non troppo largo per poter avere maggior altezza di olio, diciamo circa 3 cm. Questo tipo di cottura si potrebbe anche fare con lo strutto ottenuto dalla bollitura della cotella stessa, ma l'olio si semi va benissimo.

Prendere pochi quadretti per volta ed immergergi nell'olio bollente. Dopo alcuni secondi le nostre scorzette inizieranno a gonfiare e a diventare bollose, come minimo quadruplicheranno di volume.
Con l'aiuto del mestolo forato o con le pinzette lunghe, girare bene i pezzetti per permettergli di svilupparsi da tutti i lati quindi scolare i nostri krupuk in un piatto foderato con carta da cucina, salare e sgranocchiare.

Per quanto riguarda il condimento, io li conoscevo semplicemente salati, ma c'è chi ci mette un mix tra sale aglio e peperoncino e se ho capito bene gli ispanici li consumano anche con delle salsette piccanti.
Li ho provati con una salsina fatta con salsa di soia leggermente allungata con acqua, un pochino di aceto di riso, aglio e peperoncino, e direi che sono ottimi.  Leggendo qua e la ho scoperto che una nota acida come il limone è sovente apprezzata.

Ecco la foto del mio prodotto finito.

 Io avevo parecchia cotena, che ho cotto tutta,  quello che vedete nel piatto corrisponderà circa ad un pezzo di cotenna di 20 cm per 20 al massimo e ne è ventuo un bel piatto ben pieno.  Ho seccato 2 teglie di cotenne contemporaneamente, ma ne ho usata solo una piccola parte, il resto è riposto in un sacchetto di plastica.
Nota: se una volta seccata la cotenna vedete che ci sono dei peli corti che rimangono è normale, può succedere visto che i peli non si ristringono come la pelle. Non preoccupatevi, con la frittura spariscono completamente, l'importante e di non lasciare setole lunghe.

Mentre seccavo il primo giro ho messo le cotenne bollite restanti in 2 sacchetti di plastica in frigorifero.
In questo momento ho in forno il secondo round di cotenne che si sta seccando e in frigo il terzo sacchetto di plastica con le cotenne bollite.  Non à necessario fare tutto il lavoro in un unica volta, ma se vi mettere a farlo tanto vale prepararne tante, una volta seccate durano parecchio.  Quando sono fritte, meglio consumarle in giornata per evitare che si ammorbidiscano con l'umidità ambientale, sono sempre commestibili ma potrebbero essere un pochino più gommose. Comunque ne ho per toglierci la voglia per un po' credo.

Allora avete voglia di provarle?


Insalata Giapponese

Quando andiamo al ristorante giapponese scelgo sempre un'insalata di alghe che adoro, ha una cosistenza strana quasi croccante, non ho mai capito bene cosa contenesse, so che ci sono delle alghe tagliate a filettini, ed è condita con una salsetta leggermente piccantina con dei semi di sesamo.

Poi qualche giorno fa, a casa di amici che cucinano molto etnico, ci hanno proposto come antipasto un'insalata di agar agar e li ho visto la luce. La parte croccante della mia insalata giapponese è data dall'agar agar.

L'agar agar che tutti conosciamo sotto forma di polvere o in fiocchi come gelatinizzante, è un'alga anzi una ampia varietà di alghe rosse la cui parte gelatinosa una volta essiccata seguendo un lungo processo di raffreddamento e riscaldamento si presenta in lunghi filamenti bianco opalescenti.
Questi stessi filamenti, si possono ammollare per per una decina di minuti ed usare per integrare le insalate, hanno una consistenza morbida e leggermente croccante, potrebbero ricordare da lontano le insalate di nervetti.

Per l'insalata giapponese occorre l'agar agar in filamenti, alghe wakame o altre alghe a scelta, la wakame seccata ha una colorazione molto bruna, ma una volta ammollata diventa di un bruno verdino.

Le alghe devono essere ammollate e poi strizzate molto bene, poi l'agar agar va tagliato con le forbici in tocchetti di circa 3 cm., tagliare anche le altre alghe che avrete scelto, possibilmente a listelle, ma va bene anche in pezzi piccoli. Si può anche aggiungere del cetriolo tagliato a listelline. 
Una volta pronte le verdure, si deve preparare un condimento fatto con:
2 cucchiaini di salsa di soia, 2 cucchiaini di saké oppure di sherry, 2 cucchiaini di aceto di riso o di  mele, 2 cucchiaini rasi  di zucchero, 2 cucchiaini di olio di semi di girasole o arachide (meglio se bio), si mescola bene il tutto, si assaggia per verificare se non occorre regolare leggermente di sale, poi si aggiungono dei semi di sesamo e del peperoncino giapponese alle 7 spezie (shichimi tōgarashi) si trova nei negozi di prodotti etnici.

Questo condimento va versato sopra le nostre verdure.

Il risultato è molto gradevole ricco di minerali e di iodio, leggero per la linea un ottimo sistema per consumare le alghe, inoltre l'agar agar è considerata dai giapponesi come un'alga miracolosa per la dieta, perché assorbe moltissima acqua, moltiplica il suo volume nello stomaco riducendo sensibilmente il senso di fame.

giovedì 9 agosto 2012

Troppo Yogurt?

 Mia mamma consuma parecchio yogurt e cerco di averne sempre in casa, possibilmente naturale, in modo da poterlo utilizzare sia dolce che naturale oppure salato.

A molti sembrerà ovvio, ma ho pensato lo stesso di raccontarvi cosa faccio quando per qualche motivo mi ritrovo con troppo yogurt nel frigorifero.

Prima di tutto un chiarimento, lo yogurt rimane commestibile ben oltre la data di scadenza, l'unica reale diversità è che man mano che passa il tempo, visto che si tratta di un alimento vivo, cambia le sue caratteristiche organolettiche assomigliando di più ad un formaggio, inoltre di fermenti vivi, a forza di riprodursi all'interno del vasetto non trovano più un ambiente adatto e finiscono col diminuire  naturalmente, questo si capisce anche perché si crea uno strato di latticello sulla superficie.  Questo no pregiudica affatto la commestibilità del prodotto, riduce solo la sua capacità di facilitare ad andare in bagno.
Naturalmente parlo delle yogurt naturale, quello aromatizzato o addizionato di frutta, oltre ad un certo periodo superata la data di scadenza, diventa meno buono e una volta eliminato il latticello che si forma in superficie può solo essere usato nella preparazione di qualche dolce tipo plum cake, ma in questo caso non adrei eccessivamente oltre la data di scadenza.

Se il vasetto che volete usare risulta gonfio (il coperchio di alluminio è teso e bombato) oppure se aprendolo vedete tracce di muffa, occorre eliminare il prodotto senza pietà, i lieviti e le muffe sono dannosi per la salute.

Se il vasetto che volete usare si presenta con il coperchio concavo come al solito e non ha odori sgradevoli o strani colori, può essere utilizzato, basterà rovesciare il latticello in eccesso.

Detto questo, io faccio lo yogurt in casa e a volte ne compro anche un po' per avere fermenti nuovi da usare. Quando mi accorgo che non riuscirò a consumarlo ecco cosa faccio con quello naturale:

Prendo una garza grande che metto in doppio strato all'interno di un contenitore, andrebbe perfettamente uno di quelli nei quali si acquista la ricotta. Verso all'interno tutto lo yogurt naturale in eccesso, chiudo la garza e lascio scolare per un po', poi metto il contenitore forato apponggiato sopra una tazzina da caffè all'interno di una ciotola più grande in frigorifero e lascio continuare a scolare.
La tazzina serve solo per tenere lo yogurt sollevato dal latticello che fuoriesce.

Dopo almeno 24 ore, ottengo uno formaggio fresco spalmabile che può essere condito a piacere.
Io amo metterlo in una tazza spolverarlo con sale, un pochino di aglio in polvere, magari anche un pochino di basilico tritato. Condisco il tutto con un filo di olio e si ottiene un fantastico formaggio molbido aromatizzato che può essere spalmato su dei crositini come antipasto o aperitivo.


martedì 7 agosto 2012

Esperimenti con la Stevia

Come ho gia detto in passato uso la stevia come dolcificante naturale per ridurre lo zucchero ed evitare i dolcificanti di sintesi che hanno molteplici controindicazioni.
Per la verità anche lo zucchero ne ha parecchie, ma senza arrivare a privarsene del tutto, si può riuscire a ridurlo sensibilmente, con grande vantaggio per la nostra salute e magari anche per la nostra linea.

Abitualmente uso l'estratto di stevia purissimo, il cui potere dolicificante varia molto dalla qualità acquistata, si va da circa 250 fino a 400 volte il potere dolcificante dello zucchero.  
Questo crea degli inconvenienti perché per poter standardizzare una ricetta occorre usare stevia proveniente sempre dallo stesso produttore. Non è come quando si usa lo zucchero bianco, che ormai sappiamo tutti come dosare e che si trova ovunque.

L'altro giorno, al supermercato nel reparto dove vendolo la macchinetta per gasare l'acqua (che non ho ancora), uno sciroppo per fare bevande al gusto cola ha attirato la mia attenzione, ho letto l'etichetta e visto che conteneva zucchero, ma non conteneva sciroppo di glucosio-fruttosio o altri dolcificanti di sintesi e ho pensato di prenderlo per farci degli esperimenti, mi stava frullando in testa di farci dei ghiaccioli.
Ormai benché cerchi di ridurre lo zucchero, quando acquisto prodotti zuccherati, cerco almeno di evitare tutti i dolcificanti di sintesi, sono arrivata alla conclusione che lo zucchero sia il meno peggio.
Quindi sono tornata a casa con il mio sciroppino che ho collaudato in un po di acqua frizzante e devo dire che per gli amanti di quel genere di bibita in effetti è parecchio centrato.

Tornando agli esperimenti per ridurre lo zucchero, oggi ho pensato di fare una cosa diversa, a me il gusto cola piace, ma non ne bevo praticamente più, salvo qualche raro bicchiere le poche volte che vado in pizzeria (non posso bere birra con la pizza), quindi, ho pensato di farmi un bicchierone di acqua con un pochino di sciroppo, ma riducendo molto la dose suggerita, in pratica ne ho usato solo quel tanto da dare il caratteristico aroma, ma il gusto era decisamente poco dolce, a questo punto mi sono limitata ad usare un pizzico di stevia pura in polvere (quella che ho io dolcifica circa 300 volte di più e nel contenitore  c'è un piccolissimo misurino giallo) ho usato un misurino raso, quindi veramente poca, mescolato molto bene e assaggiato.  Risultato molto soddisfacente.

Ho ottenuto una bevanda dal gusto Cola, ma riducendo sensibilmente il tenore in zucchero senza togliere il sapore dolce. E pur vero che nello sciroppo lo zucchero è presente, quindi non è del tutto eliminato, ma è sicuramente molto ridotto.

(Foto dalla rete)

Per mia esperienza la stevia si adatta molto bene alle sostanze acide, difatti faccio ottime limonate usando questo dolcificante, adesso ogni tanto potrò offrirmi un bicchiere di cola parzialmente dolcificata a modo mio.

venerdì 3 agosto 2012

STRUDEL DI MIRTILLI

Lo strudel è un dolce che ci piace molto, ma che faccio di rado perché non amo quello fatto con la pasta sfoglia, voglio quello tradizionale fatto tirando la sfoglia finissima e poi arrotolata varie volte.

Solitamente faccio farcito di mele, noci o pinoli, e uvetta ma vista la stagione ho pensato di usare gli ultimi mirtilli che ho trovato nel mio negozio bio.

Ecco la ricetta per fare 2 strudel di circa 30 cm di lunghezza (uno da offrire e l'altro da mangiare).


PER LA PASTA
500 gr di farina manitoba
2 uova
2 cucchiaiate di olio evo
1 pizzico di sale
1 pizzico di vaniglia
200 ml ca. di acqua
PER IL RIPIENO
200 ml di latte
2 tuorli
2 cucchiai di  maizena
60 gr. di zucchero
1 pizzico di sale
1 pizzico di vaniglia
Zest di mezzo limone
800 gr di mirtilli messi a macerare con 4 cucchiaiate di zucchero
20 amaretti grandi sbriciolati finemente

PROCEDIMENTO::
mettere nella planetaria la farina il pizzico di vaniglia e il sale e avviarla, poi con la planetaria in movimento unire prima le 2 uova, poi l’olio e per finire l’acqua poco a poco, per ottenere un impasto ben elastico. Lasciar lavorare l’impastatrice per qualche minuto per permettere al glutine di formare la sua maglia.
Prendere un sacchetto di quelli da congelazione, ungerlo con un pochino di olio e metterci dentro la pasta, occorre lasciarla riposare, ma non nel frigorifero.  In Austria usano addirittura scaldare una pentola a secco, e invece di mettere la pasta nel sacchetto, la mettono sul piano di lavoro coperta con la pentola calda.
Comunque il sacchetto funziona benissimo, la pasta si riposa e rimane relativamente al caldo.
Nel frattempo preparare una crema pasticcera, mettendo a scaldare il latte, in una terrina a parte sbattere i tuorli, aggiungerci lo zucchero, il pizzico di sale, la vaniglia, la grattata di zest di limone e 2 cucchiai di maizena. Sbattere bene e quando il latte e caldo versarlo nelle uova mescolando bene con una frusta. Rimettere nella pentola sul fuoco per far addensare girando continuamente con la frusta. Se dovesse addensare troppo è possibile allungare il tutto con un pochino di latte
Lasciare intiepidire mescolando ogni tanto per evitare che si formi la pellicola superficiale.

Stendere sul tavolo una tovaglia pulita possibilmente disegnata.
Spolverarci sopra un pochino di farina.
A questo punto ci sono 2 possibilità, si lavora tutta la pasta in una sola volta per ottenere un una sfoglia grandissima oppure si separa l’impasto in 2 e si lavorano singolarmente.
Schiacciare l’impasto con le mani per appiattirlo, cercare di allungarlo delicatamente con le dita, ci sono cuoche espertissime che riescono a tirare la pasta solo con le mani senza usare il mattarello, io non ci riesco, ma uso una tecnica mista, un po’ allungo mettendo le mani sotto la pasta e usando le nocche, un po’ mi servo del mattarello, il risultato deve essere una sfoglia regolare e finissima, circa un millimetro, si deve vedere bene il disegno della tovaglia in trasparenza. Se la pasta è stata lavorata correttamente all’inizio, ci si trova con un impasto che cede e che non si strappa troppo facilmente. Occorre comunque cercare di non fare dei buchi e tirare l’impasto cercando di ottenere una forma il più possibile rettangolare.
Una volta ottenuto l’impasto della dimensione e dello spessore  desiderato, si procede a spalmarci sopra la crema pasticcera, lasciando libero un bordo tutto intorno. Poi si aggiungono gli amaretti sbriciolati, quindi i mirtilli con lo zucchero.
Con un pennellino si spennella di acqua il bordo rimasto libero tutto intorno, quindi si ripiegano sull’impasto i due lati dello strudel per racchiudere il contenuto. Poi con l’aiuto della tovaglia, si arrotola delicatamente il tutto e lo si deposita in una teglia ricoperta di carta da forno.
Spennellare il dolce con un po’ di tuorlo allungato con della panna per garantire una doratura perfetta insistendo nel punto di contatto dell’ultimo lembo di pasta con il dolce sottostante.
Infornare per 40 minuti ca. deve diventare bello dorato.
Si serve sia tiepido che freddo, tagliato a fette, magari accompagnato da una pallina di gelato alla vaniglia (naturalmente fatto in casa con la gelatiera e il latte evaporato al posto della panna, viene buonissimo)
Ecco le foto che ho fatto durante il procedimento.








Cena in bianco di Torino

Ecco il filmato ufficiale della cena in bianco che si è tenuta a Torino il 5 Luglio 2012, eravamo in tanti e c'ero anch'io!!!


giovedì 2 agosto 2012

Scorte per le emergenze

Curiosando qua e la nella rete, sono capitata su alcuni siti che mi hanno incuriosito, quindi ho navigato un pochino per cercare di farmi un'idea e ho pensato di proporvi questo argomento.
Innanzi tutto devo dire che questo genere di "fenomeno" è maggiormente sentito  da persone con caratteristiche particolari, come per esempio gli appassionati di "sopravvivenza", che amano imparare a vivere in condizioni difficili (devono essere parecchi visto che ci sono anche diversi programmi tv sull'argomento).  Ci sono poi quelli che vogliono tornare ad un modo di vita più vicino alla terra e a basso impatto energetico, quindi imparano a conservare il cibo per l'inverno e per i periodi di carestia.
Ci sono quelli che si organizzano in previsione di un eventuale problema ambientale (terremoti, tornado e cataclismi vari) e anche quelli che si preparano per affrontare quello che potrebbe ipoteticamente succedere a fine 2012 (non mi riferisco alla fine del mondo, ma a un problema che potrebbe causare per esempio una mancanza di corrente per un periodo relativamente lungo con tutte le conseguenze che questo potrebbe portare).

Ho trovato parecchie cose su siti americani e canadesi, tendenzialmente in Canada sembrano esserci persone che si organizzano per poter affrontare un periodo di carestia di varia natura. Negli Stati Uniti invece le motivazioni sembrano essere le più svariate, da quelli che, abitando sulla costa occidentale si organizzano per poter sopravvivere ad un terremoto importante, a quelli che si organizzano per superare periodi di mancanza di denaro e penurie alimentari a causa della situazione monetaria mondiale.

Sempre più incuriosita ho fatto un giro anche in Francia ed in Italia, direi che in linea di massima in europa il fatto di fare delle scorte alimentari per affrontare situazioni difficili di qualunque tipo sembra essere un pochino meno sentito, ma non del tutto assente.  Anzi, digitando "Kit alimentari di sopravvivenza" compaiono perecchi siti "curiosi".
Ho scoperto che esistono confezioni di cibi liofilizzati, in scatola, i quali, una volta aggiunta l'acqua, riprendono il volume iniziale, per esempio, scatole da 3 litri di dadini di patata liofilizzati e, una confezione di 6 di queste scatole costa la bellezza di 255 euro.  Mi chiedo se sia veramente il caso di arrivare a tanto. 
E' un argomento da ponderare.

Personalmente, penso che un minimo di scorta alimentare e un kit di sopravvivenza, siano una cosa buona da preparare, non si sa purtroppo mai cosa potrebbe accadere, basta pensare a quello che è successo con l'ultimo terremoto.
Credo che dovremmo tutti cercare di organizzare una borsa da tenere a portata di mano, nella quale mettere alcuni articoli di primo soccorso, una torcia elettrica magari di quelle che funzionano con la dinamo e si ricaricano a manovella, una radio  a batterie, la fotocopia di tutti i documenti di identità, un po' di contanti, e qualche genere di conforto.  Si trovano indicazioni in rete su cosa dovrebbe contenere una borsa d'emergenza.
Sono anche andata a vedere nel sito della protezione civile e con mia grande sorpresa non c'è una voce che si riferisca a cosa mettere in una borsa di prima emergenza, c'è solo un accenno ad una borsa con torcia e radio nelle indicazioni di cosa fare in caso di terremoto.
Ma dico io, visto che in Emilia abbiamo avuto un terremoto in una zona a basso rischio sismico, visto che abbiamo continuamente smottamenti e vari problemi ambientali, non sarebbe il caso di mettere una voce specifica che suggerisca quello che dovrebbe contenere una borsa da tenere a tiro nel caso si debba scappare di casa velocemente?  Non è detto che sia chiaro a tutti.  Per curiosità sono andata a vedere il sito americato della protezione civile, e devo dire che infatti loro si organizzano diversamente, hanno proprio un reparto in cui spiegano come creare un kit di emergenza e come mantanerlo nel tempo, e molte indicazioni su cosa avere pronto in caso di incendi, attentati, calamità naturali, tornado, ecc... Forse si potrebbe provare a fare qualche cosa di simile anche da noi.


Tornando invece all'argomento in oggetto, senza prepararsi per la fine del mondo, potrebbe essere utile pensare a creare una piccola scorta di generi alimentari per poter affrontare un periodo si penuria.

Sempre restando in argomento, ho scoperto in un sito canadese che si possono conservare riso, fagioli secchi, vari legumi secchi e altri cereali in grani per periodi molto lunghi, senza rischiare di veder comparire le farfalline.  In particolare, una signora spiegava che lei era abituata ad avere una scorta consistente di cibo per le emergenze (sempre cibo che si consuma abitualmente) e che lei faceva una rotazione solitamente su 18 mesi, ma che aveva consumato sia riso che fagioli perfettamente conservati, che avevano anche 4 anni.  Questa signora, lo faceva sia per essere preparata ad ogni evenienza che per risparmiare comprando in grandi quantitativi e,  usava una tecnica che ho trovato interessante per conservare questo genere di alimenti.

In pratica, faceva incetta di bottiglie delle bevande gasate di grante capacità (circa 3 litri) che si trovano dalle loro parti, poi le lavava ed asciugava perfettamente e una volta che le bottiglie erano perfettamente asciutte, le usava come contenitori per riso, fagioli, ecc... Come unico conservante, usava un paio di foglie di alloro sul fondo della bottiglia, poi aggiungeva il riso per esempio, e una volta riempita la bottiglia, metteva ancora un po' di alloro sbriciolato sopra di esso, poi chiudeva molto bene la bottiglia e la riponeva in un piccolo stipetto dedicato a questa funzione.  Le bottiglie, coricate e impilate le une sulle altre (etichettate con la data di riempimento) tenevano relativamente poco posto e garantivano perfettamente la conservazione del contenuto. Ho trovato questo sistema curioso ma interessante.

E vero che contrariamente a quello che ci viene raccontato tutti i giorni in tv, molti cibi si possono conservare molto più a lungo di quanto si pensa.  Ricordo che mia nonna, conservava la farina per moltissimo tempo senza veder comparire le mefitiche farfalline, aveva una tecnica tutta sua, ma veramente efficace, quando è mancata abbiamo trovato moltissima farina stipata nella sua dispensa e siamo riusciti ad utilizzarla tutta.  Ecco come faceva: prendeva un grosso barattoli di vetro, veramente molto grande (quelli che abbiamo trovato contenevano almento 10 kg di farina ogniuno), ci versava dentro la farina, avendo cura di pressarla con il pugno per compattarla molto bene, in questo modo riusciva a farci stare moltissima farina ed eliminava praticamente tutta l'aria contenuta all'interno semplicemente pressandola, poi chiudeva il barattolo molto bene e il gioco era fatto.  Io ho provato successivamente a ripetere la cosa e vi assicuro che funziona molto bene, ho usato un grande barattolo  di quelli con la chiusura a macchinetta e con la gomma, il collo è molto largo e permette alla mano di passare molto bene. Ho pressato molto, è incredibile quanto si riesce a ridurre il volume, ho riempito bene fino all'orlo e ho chiuso ermeticamente, conservazione perfetta.  Magari so potrebbe pensare di aggiungerci anche un paio di foglie di alloro per sicurezza.  Mi rendo conto che con il passare del tempo alcuni nutrienti potrebbero andare persi, ma credo che dal punto di vista della "sopravvivenza" questo sia un metodo interessante.
Naturalmente occorre organizzare anche un bel sistema di rotazione, se no, se mai succedesse veramente un problema grave, ci si ritrova con un sacco di roba vecchia.



Ecco, credo che ci sia materiale sufficiente per permettervi di riflettere e decidere se l'idea di creare una piccola scorda di emergenza sia una cosa adatta a voi.
Personalmente ci sto ancora pensando, anche se come ho detto più sopra, al momento sono propensa ad avere una piccola scorta ben gestita, oltre tutto ho già l'abitudine di avere in casa abbastanza cose, deve essere una cosa tramandata dai miei genitori, mia mamma aveva l'abitudine di avere in casa una scorta di zucchero, farina, olio, caffè, ecc... quindi sono cresciuta con questa cosa.

La cosa buffa è che quando ci siamo sposati, ho fatto la prima spesa per la casa in un negozio dove si comprava all'ingrosso e mi è sembrato normale acquistare una confezione da 10 kg di pacchetti di zucchero, altrettanta farina, un pacco di tetrabrick di latte e anche un pacco di scatolette di concentrato di pomodoro, naturalmente per sole 2 persone. Oltre a diversi flaconi di detersivo per i piatti e qualche altro detersivo sempre in diversi pezzi. Bene o male siamo arrivati alla fine dello zucchero e della farina, ma le scatolette di conserva hanno girato per casa per un sacco di tempo e alla fine sono state eliminate dalla disperazione, io non uso mai il concentrato, non l'ho mai usato, non sapevo neanche cosa farne, si era trattato di un acquisto decisamente sbagliato oltre che in grande quantità.
Da allora ho imparato che per noi non era il caso di avere una scorta così elevata di pacchi di zucchero per esempio, oltretutto ne usiamo veramente poco, mi capita di averne qualche pacchetto solo in questo periodo, visto che si fanno le marmellate, diversamente quando c'è un kg di zucchero in casa si va avanti per parecchio tempo.  Ma dovevo imparare ero scusata.

E voi? come vi comportate? se avete voglia di rispondere sarò felicissima.