venerdì 28 ottobre 2011

Eccomi di nuovo, e con il botto!

Avevo sentito parlare di additivi nella farina e nel pane, ma non avevo molte informazioni al riguardo, quello che per me era chiaro è che sono intollerante alla farina, ma non sono celiaca, se uso farina biologica va molto meglio, il pane del commercio mi fa sempre star male e soprattutto si conserva pochissimo.
In seguito a queste considerazioni, ormai da parecchio faccio il pane in casa, a mano o con la macchina del pane. Il risultato è un pane fragrante, di ottima conservabilità, pochi resti che vengono regolarmente riutilizzati, ecc....

Ieri, ricevo dal forum ambientale al quale sono iscritta il messaggio che vi metto qui sotto, integralmente. E' lunghetto, ma vi suggerisco caldamente di leggere tutto, credo che ne rimarrete sconcertati.
In un mondo dove Dio sempre più spesso non si presenta sottoforma di entità buona ed eterea ma di denaro sonante e interessi commerciali, pare che quasi tutto il pane quotidiano, in particolar modo quello prodotto dall'industria, contenga enzimi del pancreas di maiale. Non poteva che essere implicato il maiale perché “del maiale non si butta via niente” e gli avanzamenti prodigiosi della produzione possono mantenere attuale questo antico detto popolare. I vegani ormai sanno bene che in alcuni casi il pane potrebbe contenere strutto, ingrediente che viene regolarmente indicato sull’etichetta. Cosa che invece non succede per gli enzimi del pancreas di maiale che sono chiamati, con eleganza, “miglioratori” del pane. Tali enzimi, durante il procedimento di panificazione e cottura, vanno distrutti e non lasciando traccia apparente, o così si dice, non devono obbligatoriamente comparire in etichetta. Il produttore ha la facoltà di dichiararlo oppure no. Beh, quale produttore si sognerebbe mai di dichiarare che il proprio prodotto contiene enzimi del pancreas di maiale? Una cosa un po’ forte, anche per chi è “sausage-addicted” o patito di insaccati (e questo per la nostra nota dissonanza cognitiva per cui ci fanno più impressione naso e orecchie di maiale venduti come snack per cani che braciole ben tagliate e adagiate l’una sull’altra: ma questa è un’altra storia).
Torniamo alle pene del pane. Perché mai si utilizzano questi additivi? Il ritorno economico è la risposta jolly, quella che va sempre bene, ed è giusta. I panificatori ricorrono a tali sostanze perché permettono di dare omogeneità all’impasto, un po’ come succede per l’olio di palma, e garantirne la tenuta nel caso di brusche variazioni di umidità o temperatura e, quindi, in ultima istanza, per impedire che alcune produzioni, non riuscendo a regola d’arte, causino una perdita economica. Tali “stabilizzatori” vengono tra l'altro utilizzati spesso con farine di qualità inferiore, molto povere, iper-raffinate. Tagliate, oserei dire, visto che anche il colore non differisce da quello della cocaina. Questo per dare maggiore consistenza al prodotto finale e soddisfare i gusti del consumatore esigente. Difficile trovare i codici di queste sostanze (come FP 2000, FP 4000, FP 6000 plus) e i loro significati: gli stessi anche sui siti dei produttori vengono definiti con strani giri di parole. Per esempio, l’FP 2000 è definito come segue: miglioratore naturale senza emulsionanti, garantisce un buon sviluppo e una buona tolleranza alle variazioni delle condizioni di lavorazione, garantisce un ottimo rapporto qualità/prezzo, risultando perciò particolarmente indicato a un utilizzatore che ha la necessità di contenere i costi senza rinunciare alla qualità. Insomma, per capirci, il termine “pancreas di maiale” non viene quasi mai citato, in barba alla trasparenza.
E se da una parte questo può interessare molto da vicino i vegani perché una fonte inglese dichiara addirittura che il 90% del pane industriale conterrebbe i miglioratori del pane, dall'altra ciò non può lasciare indifferenti la maggior parte dei consumatori che dovrebbero finalmente chiedersi come mai l’industria abbia il vizio di utilizzare “pozioni magiche” nella produzione di cibi belli fuori e brutti dentro. E la storia non finisce qui perché, oltre agli enzimi del pancreas, nel pane (non so perché lo chiamino ancora così) albergano moltissimi altri additivi e sostanze la cui dannosità non è stata ancora verificata: grassi frazionati, emulsionanti, agenti anti-micotici e vari tipi di additivi chimici.
Come mai il dilagare di tanti disturbi che sfociano spesso in vere e proprie malattie? Dalle intolleranze alle allergie e via dicendo. Negli anni Ottanta un "brillantissimo" gruppo di studenti decise di sottoporre una popolazione di topi ad un esperimento per comprendere l’impatto degli additivi chimici alimentari sui comportamenti degli umani e scoprirono che i topi alimentati naturalmente erano più vigili ed equilibrati mentre quelli che venivano nutriti con “cibo spazzatura" presentavano disturbi del comportamento. Al di là della crudeltà di sottoporre inutilmente i topolini a tali sevizie, questa realtà possiamo verificarla coi nostri occhi e col nostro buon senso ogni giorno. Chi si nutre di cibi poco trasformati, biologici e naturali tende ad avere un livello energetico e un equlibrio psicofisico superiore a chi si riempe la bocca senza badare al nutrimento. Scelte consapevoli e responsabili non ci proteggono in senso assoluto perché non abbiamo la possibilità di controllare tutti i fattori che concorrono a rendere buono un cibo: l’aria e l’acqua stesse sono inquinate. Certamente però l’accozzaglia concentrata di ingredienti dannosi che è diventato oggi il pane sarebbe da evitare. Meglio prepararlo in casa con farine integrali se proprio non vi si può rinunciare.
Fonte: crueltyfreewebradio.org (Ross)

Per quanto riguarda gli agenti antimicotici (contro i funghi e le muffe) il loro uso è dovuto al fatto che si usa grano conservato per periodi molto lunghi in condizioni non ideali. Ho visto uno speciale su rai 3 alcune settimane fa che spiegava proprio questo, il grano arriva per esempio dal nord africa, in container dove sviluppa umidità, viaggiando per lungo tempo e alla fine si creano delle muffe. (Non vi racconto come viene scaricato) Naturalmente poche di queste muffe vengono scartate, lo stesso vale per chi specula sul grano acquistandolo a poco, stoccandolo in capannoni per periodi anche lunghi, per poi venderlo quando il prezzo è conveniente, anche ben dopo un anno da quando è stato raccolto. Come ben sapete, il grano man mano che invecchia tende a fare le farfalline, e l'unico modo per evitarlo è quello di additivarlo. Con il risultato che si consumerà grano che ha perso molto del suo valore nutrizionale proprio perchè è stato stoccato a lungo, perchè gli viene tolta la parte esterna che contiene moltissimi minerali ed enzimi, e perchè e pieno di sostanze tossiche di varia natura.
Meditate gente!

martedì 25 ottobre 2011

Colla naturale bimbi


E' da un po' che non scrivo, poco tempo e a volte anche poca voglia lo confesso.
Sono impegnata a dipingere per avere materiale da proporre ai mercatini ai quali sto partecipando ultimamente, se volete vedere alcune foto le trovate qui

Oggi volevo proporvi la ricetta di una colla casalinga, a base di ingredienti naturali, che si può fare con facilità e che possiamo dare in mano ai nostri bambini senza che corrano rischi pasticciando con le mani.
Si conserva in frigorifero solo per pochi giorni, poi potremmo vedere apparire delle macchie di muffa visto che non contiene conservanti. Meglio eliminarla e riprepararla, le muffe anche se sembrano superficiali, contaminano anche il resto del prodotto perchè hanno delle sottilissime radici che si propagano.

Ecco la ricetta:

Versare mezzo bicchiere di farina in una pentolina, unire un cucchiaio di zucchero (serve per ritardare la presa della colla), aggiungere un bicchiere di acqua e mescolare bene.
Continuare a mescolare sul fuoco fino ad ottenere una pastella tipo bechamelle, fuori fuoco aggiungere eventualmente altra acqua per ottenere la consistenza desiderata.
Fatto, è possibile aggiungere una goccia di aroma alimentare di mandorla o di vaniglia se si desidera, oppure un paio di gocce di olio essenziale di lavanda che è uno dei più innoqui per i bambini e che può aiutare un pochino anche la conservazione.