sabato 21 agosto 2010

Clafoutis alla Pina Colada

Questa ricetta l'ho appena provata ed è ottima, sono riuscita a malapena a fare delle foto, perchè è sparita immediatamente.
La Donzelletta, (la fidanzata del pargolo) ama la noce di cocco. Sono appena tornati da una vacanza in campeggio con finanze limitate, quindi al loro rientro ho pensato di preparare qualche cosina di buono.
A parte i peperoni ripieni di riso, carne trita e salsiccia, ho fatto anche delle polpette e le patate fritte (non tutto nello stesso pasto).
Come dessert, ho fatto una crema di cioccolato bianco una volta, e il clafoutis del titolo.
Ecco gli ingredienti:

La ricetta originale prevede 2 confezioni di latte di cocco in tetrabrick (io ho usato una latta grande)
1 scatola di latte concentrato non zuccherato e 150 gr. di zucchero di canna (io ho sostituito il tutto con una latta di latte concentrato zuccherato)
120 gr. di farina
6 uova
1 bustina di lievito
4 cucchiaiate di noce di cocco grattugiata,
il succo di una noce di cocco (omesso)
un pizzico di sale
circa mezzo ananas fresco, ben maturo, tagliato a fette e poi a tocchetti
1 cucchiaio di olio

Procedimento:

Preriscaldare il forno a 180°
Mescolare il latte di cocco con il latte concentrato ed eventualmente il succo della noce di cocco se lo avete.
Mescolare la farina con il lievito ed aggiungerli al latte, unire il pizzico di sale e poi unire uno ad uno le uova, sbattere bene, si ottiene un impasto relativamente liquido, un po' più denso di una pastella delle crèpes. (Volendo si può anche mescolare prima le uova con il latte e poi unire la farina).
Foderare una pirofila con carta da forno bagnata e strizzata, spennellarla con l'olio anche sui lati.
Cospargere il fondo della pirofila con i pezzetti di ananas, dovrete coprire bene il fondo.
Unire la noce di cocco grattugiata all'impasto e veresare il tutto nella pirofila (oppure potete sporverare di noce di cocco la superficie una volta versato l'impasto nella pirofila).

Fatto, mettere in forno per 30 minuti, la superficie deve diventare dorata.

Si spolvera di zucchero a velo prima di servire, si può consumare sia tiepido che freddo da frigo, il risultato è una specie di flan, rimane più cotto sui bordi e più umido nel mezzo, ma è una vera delizia.

mercoledì 11 agosto 2010

Riparliamo di Pollo

(foto dalla rete)


Nei giorni scorsi ho visto su Current TV (Sky) un documentario sul cibo che mangiamo, in particolare si parlava del pollo destinato alle mense, ai fast food e agli ospedali, quello che viene solitamente tritato per essere trasformato in nuggets, o in cotolette farcite, ma anche salsiccia di pollo ecc...

Ho cercato nel sito di Current, ma non ho trovato il filmato che hanno trasmesso, in compenso se avete voglia di farci un giro click troverete in inglese un articolo che prova quello che sto per raccontarvi. Tra l'altro vi basta impostare la voce di ricerca pollo o chicken sul motore di ricerca interno per arrivare ad articoli molto interessanti.

Ma torniamo ai nostri polli, è il caso di dirlo.

Sembra che l'Olanda, abbia brevettato una polvere a base di proteine animali, che mescolata con acqua, viene iniettata nella carne di pollo per mezzo di un'apparecchiatura speciale, a seguito di queste iniezioni, la carne di pollo aumenta di volume (ufficialmente fino al 30 %) in modo tale da pesare di più, e da costare di meno, quindi viene surgelata in confezioni da 10 kg e venduta per essere commercializzata dopo una qualche trasformazione.

Già questo potrebbe sembrare anomalo, ma il produttore dichiara in etichetta che il suo pollo contiene 30% di proteine animali aggiunte e l'acquirente lo sa, e lo compra proprio perché questo pollo costa di meno. Quindi è tutto legale, peccato che: il consumatore finale, noi, non lo sa affatto, perchè non c'è scritto da nessuna parte che i nugget di pollo che acquistiamo in un fast food per esempio sono prodotti con derivati di proteine animali. (Dimenticavo di dire che dalle analisi fatte, ci sono stati campioni che contenevano in effetti il 30% di proteine aggiunte, ma anche campioni che ne contenevano molte di più, mediamente 40%, ma anche fino a 50%.)

Ma quello che il consumatore finale non sa neanche, è che la polvere di proteine animali che viene usata, deriva sia da manzi che da maiali, in particolare dalle cotenne, e che queste polveri sono mescolate insieme, non esiste quindi la possibilità di avere pollo con solo proteine di manzo o di maiale.

Non dovrebbe esserci il problema di contrarre il morbo da mucca pazza, visto che non sono utilizzate ossa o parti vicino al midollo, ma resta il fatto che il consumatore, non è in grado di sapere quello che consuma. Gli induisti per esempio non consumano manzo per un problema religioso, lo stesso vale per il maiale sia per i mussulmani che per gli ebrei, e cosa succede se si è allergici al manzo o al maiale? Le analisi effettuate hanno dimostrato che si ritrova la presenza di DNA sia di manzo che di maiale nei campioni di pollo esaminati.

Andando oltre, sembra che stiano affinando la loro tecnologia, per far in modo che non sia più possibile individuare la provenienza delle proteine in questione, quindi una volta che questo sarà implementato, il consumatore finale sarà ulteriormente gabbato.

Il dramma in tutto ciò è che questi prodotti sono destinati principalmente alla massa, ai consumatori che possono spendere poco, e trovo che sia assolutamente rivoltante.

Peccato che non sono riuscita a reperire il video, perché faceva vedere il petto di pollo fresco, non trattato, che è comunque consistente al tatto, rosato, non si schiaccia facilmente, invece quello che ha subito il trattamento, è più giallino, gelatinoso, molto molle sotto le dita, insomma una vera schifezza.
Il Brevetto è Olandese, ma questi prodotti di trovano ovunque in Europa, quindi prima di consumare derivati del polli che sono stati tritati o spezzettati in pezzi piccoli, pensateci molto bene, potreste consumare maiale e manzo allo stesso tempo.

Se volete farvi ulteriormente male, ma credo che sia veramente importante sapere queste cose, vi suggerisco di andare qui, ci troverete una spiegazione dettagliata di come sono allevati i polli per il consumo umano in generale. Prendete il coraggio di andare a leggerla.

Io non sono vegetariana, e non credo che lo diventerò lo stesso, ma questo non vuol dire che si debba consumare carne proveniente da animali trattati in questo modo. Credo fermamente che il rispetto per il dono che questi animali ci fanno sia fondamentale, il consumismo odierno, la costante richiesta di carne facile, ci sta rovinando la salute, e stiamo maltrattando in modo disumano degli animali che non hanno nessuna colpa.

Abbiamo un'arma molto potente in mano, la capacità di scegliere, se smettiamo di acquistare carne proveniente da allevamenti intensivi, latte non bio, uova non bio, ecc.... chi produce queste cosa sarà costretto a fornirci quello che vogliamo. Basta smettere di acquistare.

lunedì 2 agosto 2010

Efsa, polli zoppi e malati con tassi di crescita rapidi

Copio e incollo il post comparso oggi sul eco blog, riguardante l'allevamento dei polli da carne.

L’Efsa pubblica un parere scientifico che, dopo i dispiaceri della carne de l’Espresso, darà un ulteriore dolore agli allevatori, in particolare ai pollicoltori. Sostiene l’Efsa sostiene che per il benessere degli animali, in questo caso i polli da carne, cioè quei polli allevati per essere trasformati in cosciotti, alette, sovracosce e pezzettini vari, vi sono diversi motivi di preoccupazione. Per Efsa desta attenzione la crescita rapida, frutto dell’allevamento intensivo a cui sono sottoposti gli animali:

Per i polli da carne le principali preoccupazioni in termini di benessere individuate e associate alla selezione genetica erano rappresentate da disturbi scheletrici che comportano problemi quali zoppia, dermatite da contatto, irregolarità anatomiche e sindrome della morte improvvisa. Tali problemi sono per lo più connessi ai tassi di crescita rapida e causano uno scarso benessere. Gli esperti notano differenze tra Paesi, regioni e diversi sistemi di allevamento.

Riconosce Efsa che grazie alla selezione genetica è aumentato, nei polli da carne, il tasso di crescita di ben quattro volte, ma che questo non coincide sempre con il benessere dei polli. Come fare? Semplicemente, spiega Efsa, nel selezionare geneticamente i polli bisognerebbe tener conto non solo del volume di crescita ma anche dell’ambiente in cui vivono e non forzare necessariamente la crescita:

ad esempio, per climi caldi dovrebbero essere selezionati volatili che crescono più lentamente, poiché i polli da carne a crescita rapida sono suscettibili allo stress da calore. Inoltre, nella selezione genetica dei polli, sarebbe auspicabile attribuire un’alta priorità alla diminuzione del numero di uccelli zoppi e alla riduzione della dermatite da contatto. Questi sono importanti problemi di benessere, che interessano la predisposizione genetica e le condizioni ambientali.

La situazione è pressoché simile per i polli da riproduzione. Scrive Efsa:

Per gli animali da riproduzione, gli esperti identificano cinque fattori di rischio principali con impatto sul benessere associati alla gestione o alla selezione genetica. I fattori di gestione sono ambiente spoglio, densità di animali, restrizioni alimentari e fonti di luce limitate; il fattore genetico è il tasso di crescita rapida. Esistono anche preoccupazioni per il benessere derivanti dall’interazione tra genetica e ambiente.


Che ne dite? Non c'è da preoccuparsi vero? in fin dei conti si tratta solo di selezione genetica, (e non si parla di antibiotici, ormoni e varie ed eventuali). In fondo la qualità della vita di polli non interessa a nessuno!