martedì 28 ottobre 2008

IL SALONE DEL GUSTO - Seconda parte

Ecco adesso un pochino di foto fatte dall'Architetto qua e là nel salone.










IL SALONE DEL GUSTO - Prima parte



Quest'anno ho avuto l'opportunità di visitare il Salone con ancora maggiore piacere.

Grazie ad un invito ricevuto dalla Regione Valle d'Aosta ho potuto partecipare anche al :

"Laboratorio della Montagna" Profumi, sapori e chiacchiere all'ombra dei 4.000,

per intenderci un simpatico incontro molto informale intorno ad una bellissima tavolata.



Il menù è stato ideato dallo Chef Antonio Salvatore con la collaborazione dell'Ecole Hotelière Régionale di Chatillon e l'Associazione Sommelier della Valle d'Aosta.

La conduzione delle "chiacchiere" era a Cura di Caty Paillet che molti di noi conosciamo per essere uno dei membri dei grandi Cuochi di Carta.

Per me è stata una splendida occasione per incontrare sia Caty che Remy anche se vista la situazione "ufficiale" non ci si poteva certo dilungare in chiacchiere fuori tema.

Tanto per farvi venire l'acquolina in bocca ecco il menù con abbinati i relativi vini:

Annusata di Latte appena munto
(Azienda Agricola "La Borettaz")



La Fontina DOP nelle sue 4 consistenze
Solida, Spuma, Tegola e in emulsione
(Alpeggio Gran Chamin - Bionaz)


Blanc Fripon
Cave du Vin Banc de Morgex et La Salle

Valle d'Aosta Jambon de Bosses DOP e mela Renetta
Metodo Classico 4487
(Coop. Tybias Baucii, Coop. Cofruits Quattremille mètres vins d'altitude)



Valle d'Aosta Lardo d'Arnad DOP con castagne bollite rinforzate con miele e accompagnate da una noce di burro di panna Valle d'Aosta DOC Cornalin
(Maison Bertolin, Coop. Il Riccio, Coop. Miel du Val d'Aoste, Azienda Fratelli Panizzi, Coop. La Crotta di Vegneron)

Seupa à la Vapelenentse
Valle d'Aosta DOC Torrette
(Coop. Onze Communes)


Filetto di Manzo Valdostano
Valle d'Aosta DOC Fumin
(Macelleria Peaquin, Coop. La Crotta di Vegneron)



Crema di Cogne con Tegole
Valle d'Aosta Doc Chambave Moscato Passito Prieuré
(Coop. la Crotte di Vigneron)



Il tutto abbondantemente condito da tantissime chiacchiere sui prodotti migliori della Valle D'Aosta e su come si possano valorizzare ulteriormente e far conoscere al pubblico. I sommeliers erano molto preparati e disponibili ad illustrare gli splendidi vini che ci sono stati serviti.

Come si capisce è stato un incontro particolarmente gradevole.

Ecco qualche foto dei partecipanti alla tavolata :


lunedì 27 ottobre 2008

Sto ricominciando a Dipingere

Come ho già detto, ogni tanto mi diletto in qualche nuovo hobby, tanto per provare, ho abbastanza manualità e sovente riesco nei miei intenti, ma poi altrettanto sovente una volta riuscita nell'intento non proseguo, nel senso che alla fine pochi di questi hobbies mi restano nel cuore.

Uno di quelli che però non dimentico è proprio la pittura sulle pietre, ho sospeso per parecchio tempo, ma continuando a raccogliere tutti i sassi che incontravo e che mi dicevano qualche cosa.

Ne ho ammassati in varie zone di casa e giardino.

Comunque avevo voglia di ricominciare già da un po' e mi ci sono messa.

Vi presento Zac il lupo, il primo dopo la lunga pausa, la mano non si è ancora ben ripresa, ma con un pochino di allenamento andrà meglio. Intanto Zac ha già un nuovo "paparino" che lo ha adottato. Tutte le mie pietre hanno un nome, unico e irripetibile, tengo un elenco aggiornato con nome, data di nascita, tipo di animale, dimensioni, e destinatario.

Che ne dite? ancora un po' arruginita e si vede, ma sono ottimista!

L'aiutante del Capo - I peperoncini farciti

Vi avevo promesso le foto di Sibelius che aiuta l'architetto nella pulizia dei peperoncini da riempire, quindi eccolo:









La ricetta dei peperoncini è molto semplice, occorrono peperoncini piccanti tondi, un aiutante per pulirli accuratamente togliendoci per bene semini e pellicine interne, capperi sotto sale o sotto aceto, acciughe disliscate sottolio, aceto abbondante, olio evo per ricoprire e naturalmente barattoli nelle dimensioni preferite.



Come dicevo far svuotare i peperoncini all'aiutante, poi immergerli in una terrina piena di aceto e lasciarli li per almeno una notte, estrarre i peperoncini dall'aceto e metterli a scolare su un canovaccio. A questo punto armandosi di pazienza e di tutti gli altri ingredienti, arrotolare un bel filetto di acciuga attorno ad un grosso cappero o diversi piccoli e con questo farcire ogni peperoncino avendo cura di intingere bene nell'olio il peperoncino prima di farcirlo per impregnarli bene prima e dopo la farcitura (io in pratica lavoro a bagno d'olio) questo serve ad evitare le bolle di aria che potrebbero compromettere la conservazione.


Man mano che si riempiono i peperoncini si dispongono nei barattoli con l'aiuto di un cucchiaino lungo cercando di disporli in modo estetico e aggiungendo l'olio man mano in modo da evitare le famose bolle d'aria. Una volta riempito il barattolo verificare che i peperoncini siano ben coperti prima di sigillare i barattoli, meglio controllare anche dopo un giorno, ma in generale mettendo l'olio man mano difficilmente si deve aggiungere altro olio.
Fatti in questo modo si conservano bene per almeno 6 mesi, ma devo dire che io li conservo tranquillamente anche fino all'anno, verso gli ultimi mesi potrebbero diventare meno croccanti, ma sono ottimi lo stesso.






Alcuni preferiscono farcirli con tonno capperi e olive, ma a noi piacciono di meno, si tratta anche di una farcitura meno costosa, generalmente le acciughe sono più onerose, ma dipende sempre da quanti se ne preparano.

Io quest'anno ho riempito 3 kg di peperoncini, quindi una dose consistente, ma li ho preparati anche per i nostri amici. Per le quantità diciamo che molto indicativamente occorre calcolare un litro di olio e un grosso barattolo di acciughe per kg di peperoncini, più circa mezzo kg di capperi totali. Diciamo che con questi quantitativi ho fatto una decina di barattoli di varie dimensioni, grandi intorno ai 400/500 gr e piccoli intorno ai 250/300 gr indicativamente.

domenica 26 ottobre 2008

lunedì 20 ottobre 2008

''LO STIVALE DI BARABBA'',

Raccolgo l'invito di Laura e vi rimando al suo post.

Verrà presentato il 29 ottobre al Caffè Fandango, nella centralissima Piazza di Pietra a Roma, alle 17:30

Lo stivale di Barabba, un saggio collettivo di molti autori appena uscito per Arianna Editrice


Contestualmente al lancio della petizione contro il costosissimo vicolo cieco del ritorno al nucleare, promossa dal movimento politico Per il bene comune, e ad un pezzo teatrale del Collettivo Kipiùnehapiùnemetta dal titolo molto esplicativo a livello locale: "Malagrotta, no!".

Per maggiori informazioni andate a vedere sul blog di Laura

Il Meme delle streghe

Allora, iniziamo con le prime pubblicazioni di ricette stregate

Che ne dite di un bell'aperitivo a base di Bloody Mary accompagnato da questi Bulbi Oculari freschi freschi?

Bloody Mary



Ingredienti: del buon succo di pomodoro, sale (meglio se aromatizzato al sedano), salsa worchestershire, peperoncino piccante, succo di limone, Vodka, un rametto di sedano con le foglie a testa e volendo del pepe del mulino.



Preparare possibilmente in anticipo conservando in fresco. Le dosi dipendono un pochino da quanto se ne desidera, comunque per un bicchiere da bibita calcolare circa un bicchiere da vino di succo di pomodoro a testa, da condire con 2 cucchiaini di succo di limone, 2 schizzi di salsa W., un pizzicone di sale al sedano, un pizzico di peperoncino, volendo un giro di mulino di pepe. Versare il tutto in una brocca e tenere in frigo. Al momento di servire, preparare un po' di ghiaccio tritato in ogni bicchiere, aggiungere il succo pronto, il valore di un bicchierino di vodka e un bel rametto di sedano.

Bulbi Oculari

Ingredienti: ravanelli tondi belli grossi, olive verdi snocciolate (magari condite con il peperone o con l'acciuga)

Lavare bene i ravanelli e sbucciarli lasciando delle piccole venature di rosso (devono ricordare delle venuzze) poi scavare ogni ravanello con un coltellino in modo da ricavare un alloggiamento nel quale andrete ad inserire mezza oliva condita. Appoggiare su foglie d'insalata e servire con l'aperitivo.





A questo punto possiamo inserire anche :

Le pennette zucca e Speck di Gatadaplar


La mia torta di zucca ed altre preparazioni per la cena delle streghe

La ricetta orrorifica di Susina

Le unghie di strega di Gata


E che ne dite di queste Dita di strega dolci?




Tratte da una ricetta americana,

Ingredienti: 3/4 di tazza di farina, una di burro ammorbidito, qualche goccia di estratto di mandorla e di vaniglia, un uovo, un cucchiaino di lievito per dolci, un pizzico di sale, 3/4 di tazza di mandorle spellate e colorante alimentare rosso, oppure mandorle con la pelle e basta.

Istruzioni:

In una terrina sbattere, il burro, lo zucchero, l'uovo, gli aromi, unire la farina e il lievito setacciati. Fare una palla coprire e refrigerare per almeno 30 minuti.

Se volete usare le unghie dipinte, con un pennellino colorare un lato di ogni mandorla.


Diversamente usate soltanto mandorle con la buccia, le unghie saranno più marroncine.

Lavorando su un quarto di pasta per volta, lasciando il resto in frigo, creare dei bastoncini a forma di dita, aggiungerci una mandorla al posto dell'unghia e posarli su una teglia ricoperta di carta da forno, usare un coltello o uno stecchino per disegnare le nocche.


Una volta pronti tutti i biscotti, cuoceteli a forno caldo (180/200) per circa 20/25 minuti, devono rimanere leggermente pallidi.

Nota bene meglio fare dita sottili perché lieviteranno alla cottura e potrebbero diventare troppo cicciotte come quelle della foto.


La favola di Ognissanti di Valverde

Ed ecco il Panestregato di Gatadaplar





domenica 19 ottobre 2008

La prima Bagna Caoda dell'anno

In Piemonte la Bagna Caoda è un'immancabile tradizione di questo periodo dell'anno. Generalmente imperversa intorno al periodo dei Santi. Generalmente io la preparo 2 o tre volte in tutto tra autunno e inverno. L'architetto ne è molto ghiotto.


Siccome si tratta di un piatto molto conviviale, oltre che deliziarci con questa particolarissima salsa, ne approfittiamo generalmente per ritrovarci tra amici.




La prima di quest'anno è stata organizzata dalla mia "amica di pentola" Marisa, nella sua casa di montagna a Paesana. Eravamo in sette, noi due, Felice e Luciana, Marisa, e le due nonne cioè mia mamma (Margherita) e quella di Marisa (Argentina).



Abbiamo iniziato con un aperitivo leggero a base di Gewurztraminer accompagnato da patatine e dalla mia salsetta per crostini zucca e porri.


Poi ci siamo buttati subito sulla Bagna Caoda, che si consuma nei caratteristici Fuyot di terra cotta, con lumino per mantenerla calda. (vedere ricetta sotto)

Siccome non eravamo soddisfatti, siamo passati ai formaggi accompagnati da gelatine di moscato e di rosato dei colli e da composta di cipolle.


Infine, per non smentirci ci siamo dedicati ai dolci col tiramisù di Luciana e la torta mia torta di zucca.




Per chi già non lo sapesse, la bagna caoda è una salsa i cui ingredienti principali solo l'olio evo, l'aglio e l'acciuga. Ma ognuno ha la sua ricetta personale, e i suoi trucchi per cercare di renderla più saporita e più digeribile.

La ricetta che usava mia suocera, monferrina doc, richiedeva per ogni persona: una testa d'aglio, un etto di acciughe salate, e almeno un etto di olio. L'aglio veniva fatto sobbollire a lungo, nell'olio, a fuoco lento fino a disfarsi, poi univa le acciughe leggermente dissalate con tutte le lische e lasciava cuocere fino a creare una crema sul fondo del tegame di terra cotta.

Naturalmente questa ricetta era parecchio impegnativa sia a livello digestivo che olfattivo.

Ricordo di una bagna caoda mangiata anni fa al circolo dei carabinieri di Torino, era ottima, ma talmente ricca di aglio che il giorno dopo avevamo l'impressione di essere stati spalmati di salsa su tutto il corpo, solo un'energica doccia ha leggermente ridotto il problema, ma l'unica soluzione per non ammazzare i colleghi di lavoro è cercare di mangiarla il sabato a pranzo.


Molte persone preferiscono togliere l'anima all'aglio e farlo cuocere nel latte per ridurre la sua potenza, poi lo versano nell'olio con le acciughe sfilettate e cuociono il tutto.


Questo sistema in effetti la rende meno pesante, ma il problema è comunque sempre quello delle quantità di aglio usate a persona.


Non ho la ricetta di Marisa, ma so che per 7 persone ha usato una testa d'aglio bella grossa.

Ci sono poi tutte le varianti sul tema che comprendono alternativamente l'aggiunta di panna per legare la salsa, a volte di qualche noce, di un bel pezzo di burro, di tartufo tagliato a fettine.... Insomma dare la vera ricetta è praticamente impossibile.

Io vi darò quella che faccio io, che naturalmente è diversa da queste, è parecchio calorica, ma che ha il pregio di essere facilmente digeribile e non creare eccessivi problemi olfattivi, anche perché la dose di aglio è molto ridotta in confronto a quella di mia suocera.

Ecco quindi la mia ricetta:

Uno spicchio di aglio a testa, almeno 60 grammi di acciughe sfilettate per persona (devono essere molto belle) meglio se dissalate, ma volendo anche quelle sott'olio possono essere usate, mascarpone, se possibile tartufo o burro al tartufo, olio evo circa un bicchiere da vino a testa.


In accompagnamento:


- verdure crude: un bel cavolo verza tenero, un cardo possibilmente gobbo, topinambur, finocchi, ravanelli, falde di peperone rosso e giallo, sedano, insomma tutte le verdure crude di stagione per intenderci.





- verdure cotte: patate, cavolfiore, carote, peperoni arrostiti e pelati, barbabietole cotte al forno, cipolle cotte al forno con la buccia, cipolle lessate, volendo si può aggiungere della polenta cotta in precedenza, lasciata raffreddare e tagliata a fette.










Procedimento:


In una pentola di coccio di capienza sufficiente, mettere l'olio evo e l'aglio pestato e portare il tutto a leggero bollore, l'aglio non deve assolutamente friggere, lasciare cuocere fino a che l'aglio sia diventato tenero e che si possa schiacciare con una forchetta riducendosi ad una crema. Aggiungere le acciughe sfilettate, queste si disferanno molto velocemente, a questo punto, al posto della panna e del burro, io ho escogitato il sistema di usare il mascarpone, generalmente ne metto 2 o 3 cucchiaiate ben piene (dipende dal numero di persone), il mascarpone fondendosi si lega all'aglio e alle acciughe generando una bellissima crema densa. Fatto, volendo si può aggiungere del tartufo a fettine o una bella noce di burro al tartufo, ma non è indispensabile.


Ed ecco le foto della nostra mangiata.


Il fornello:


Felice all'opera:

I topinambour del nostro orto:

La Tavolata:
Il tiramisù di Luciana: (devo chiederle la ricetta, è buonissimo)


La mia torta di zucca:


Come vedere neanche questa volta non ci siamo fatti mancare niente e sopratutto la compagnia.

giovedì 16 ottobre 2008

Integrazione scolastica

I telegiornali stanno tutti facendo un gran parlare di integrazione scolastica, proposte di creare classi speciali per gli stranieri, e fioccano commenti scandalizzati da ogni dove. Non voglio entrare nel merito di chi abbia torto e chi abbia ragione, e premesso che io credo fermamente nell'integrazione e nel fatto che i bimbi stranieri debbano potersi inserire al meglio nelle classi dei loro coetanei italiani, vorrei raccontarvi una storia.



Avendo studiato quasi sempre all'estero, ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire inserirsi in un contesto che non si conosce e dover cambiare la lingua nella quale si scrive.



In Italia ho fatto solo i primi 3 anni di elementari, anche se frequentavo la scuola svizzera e studiavo quindi anche il tedesco (purtroppo finito nel dimenticatoio). Quando i miei genitori hanno deciso di trasferirsi all'estero, il primo impatto con un paese straniero è stato con il Marocco e la lingua francese. I miei genitori pensando di accelerare il mio apprendimento della lingua, mi hanno messo in collegio dalle suore. Per causa di forza maggiore ho finito col imparare i rudimenti della lingua, ma a 9 anni, sono stata catapultata in un mondo che non conoscevo, non capivo, e che ho percepito come una punizione. In 6 mesi di Marocco ero in grado di parlare e di scrivere, anche se facendo parecchi errori, ma ero fisicamente e moralmente provata.


Successivamente sono poi stata un paio di anni in Algeria, ma ormai il peggio era passato, anche se alla scuola francese, io che scrivevo con la stilografica dall'Italia, mi sono imbattuta nei calamai, nelle penne con pennino, nell'inchiostro viola (non vi dico le macchie) e in un maestro che usava tecniche di apprendimento degne di un lagher, le bacchettate con il righello (una barra di metallo quadrato di poco più di un centimetro di spessore per 30 di lunghezza) si sprecavano. Certo mi sono integrata, chi non lo avrebbe fatto in quelle condizioni!


Le superiori le ho poi continuate in Senegal, ormai la lingua non era più un problema, anzi ero più brava delle francesi, soprattuto in grammatica, perché ero aiutata dall'italiano. Li i problemi di integrazione sono stati diversi, anche perché non si doveva "fraternizzare" troppo con gli africani. C'erano delle leggi non scritte che andavano assolutamente seguite.


Man mano sono cresciuta ho lasciato il Senegal a 17 anni, avevo amici di tutte le razze e i colori e sono finita negli USA.

Finalmente ho avuto la fortuna di finire in un paese dove sapevano cosa andava fatto per aiutare gli stranieri ad inserirsi. Sono stata iscritta d'ufficio alla scuola di integrazione per stranieri di New Bedford (Massachussets) a fine ottobre, io avevo studiato l'inglese come lingua straniera per diversi anni, ma non capivo niente e pronunciavo alla francese, un delirio. Avevo anche studiato lo spagnolo, che mi piaceva molto e grazie al mio bagaglio di lingue latine ero avvantaggiata in confronto agli altri. New Bedford era una colonia portoghese, e l'insegnante della mia classe era bilingue proprio in portoghese. I suoi corsi erano tenuti esclusivamente in inglese, ma quando non riusciva a farsi capire traduceva in portoghese. (Meno male che con l'italiano, il francese e lo spagnolo alla fine io capivo perfettamente). La prima lingua che mi sono ritrovata ad usare però è stato lo spagnolo, perché l'unica americana della classe proveniva da Porto Rico e non sapeva una parola di inglese. Era poco dotata per le lingue e mi sono ritrovata a farle da traduttore simultaneo Portoghese/Inglese - Spagnolo.

Il sistema di insegnamento prevedeva, con delle tecniche ingeniose, di farci capire come andavano pronunciate le varie parole sfruttando le sonorità, quindi tutti i suoni simili venivano raggruppati, evidenziando prima i suoni, poi la loro ortografia, poi il significato, il tutto grazie a libri di alfabetizzazione con disegni, parole da completare frecce da collegare, ecc...

Il principio funzionava perché erano cose facili da fare, ma che entravano in testa e ci rimanevano. Ricordo ancora... Hat, Bat, Cap, Nap.... la A ha lo stesso suono.... Ci veniva insegnato veramente come vanno pronunciate le parole e le varie eccezioni. Ancora oggi quando sento come vengono pronunciate certe parole in televisione rabbrividisco.



Insomma per farla breve, sono entrata a fine ottobre, ai primi di Dicembre avevano già deciso che ero in grado di seguire i corsi normalmente, quindi mi hanno iscritto loro stessi, al liceo per permettermi di finire gli studi (gratuiti fino ai 18 anni, poi diventavano a pagamento).

Il liceo di New Bedford alla fine non l'ho potuto frequentare perché i miei genitori hanno deciso di trasferirsi a New York, ma l'ho visitato... me lo ricordo ancora adesso, era come nei film americani che si rispettano, enorme, bellissimo, con un campus in un parco, campi di ogni sport immaginabile, piscina, non vi dico che cos'era il campo di palla canestro interno. C'erano laboratori di ogni cosa, compreso uno di lingua con le cabine singole per fare pratica, tipo quello dei traduttori simultanei, insomma era di una bellezza sbalorditiva. In compenso visto che ero stata iscritta da loro, sono loro che si sono occupati di iscrivermi direttamente nel liceo del quartiere di Brooklyn nel quale sono andata poi ad abitare, ho solo dovuto presentarmi con l'incartamento ed il gioco era fatto.

Ho finito il liceo al Franklyn Delano Roosvelt High di Brooklyn, ho preso il diploma, e ho dato l'esame di stato, e di nuovo mi sono imbattuta nella grande America.


L'esame di stato avveniva contemporaneamente in tutti gli Stati Uniti, come da noi per la maturità, e prevedeva una serie di materie sia obbligatorie che a scelta, compreso l'esame di lingua straniera. Generalmente gli studenti davano uno o 2 esami di lingua in funzione delle loro singole conoscenze, ma difficilmente più di 2, anche perché la lingua straniera si dava in un giorno specifico su tutto il territorio nazionale e durava 4 ore. Ma io ero diversa, di lingue ne avevo 3, francese, italiano, spagnolo. Visto che era mio diritto dare l'esame in tutte e 3 le lingue, ho avuto anche diritto ad un trattamento individuale, sono stata messa in un aula da sola e ho fatto i 3 esami in sequenza. Mi hanno messo a disposizione una rotazione di sorveglianti che si erano organizzati per essere presenti fino ad un massimo di 12 ore consecutive (avevo diritto a 4 ore per esame) sono anche stata rifocillata alla mensa docenti perché era mio diritto essere alimentata. Tutto questo perché, visto che davo gli esami in modo trasversale, con un mio orario personale, non dovevo entrare in contatto con altri allievi per non suggerire o avere informazioni. Non ho chiaramente avuto bisogno di 12 ore di tempo, me la sono cavata con circa la metà, ma quello che è importante da dire è che visto che come studente straniera, dare quell'esame, avrebbe contribuito ad aumentare il mio punteggio, ho avuto la possibilità di farlo, perché era un mio DIRITTO.
Nelle scuole americane ci sono una serie di insegnanti che si dividono gli studenti e si occupano di suggerire ed iutare ogni singolo studente nel suo personale percorso scolastico in funzione di quello che e ritengono sia meglio per loro, per aiutarli nelle loro scelte (naturalmente nulla viene imposto). Questo è ancora più utile con gli studenti stranieri che non conoscono tutte le immense possibilità che hanno a loro disposizione nelle scuole americane.



Per la cronaca l'anno del mio diploma (1975), nella mia scuola si sono diplomati 400 allievi, non 3 classi da 30, eppure ognuno ha avuto la possibilità di dare gli esami, sia nelle materie obbligatorie che nelle materie a scelta.



Ecco questo è quello che intendo per integrazione scolastica, non so come la intendano in Italia, ma vorrei tanto che, mantenendo le buone cose dell'insegnamento italiano, prendesse spunto dai paesi che hanno avuto esperienze di immigrazione molto prima e per più tempo. Non occorre copiare basta prendere quello che c'è di buono.



Mia mamma in quel periodo frequentava delle scuole serali (si pagava un piccolo contributo) che permettevano agli adulti di mettersi al passo con la lingua, ma c'erano anche corsi di contabilità, di storia, e un sacco di altre materie disponibili, con esame finale ed attestato di frequenza. Se ci si voleva integrare, era possibile farlo.

Questa è una foto recente dell'ingresso della mia vecchia scuola.

E questo era il badge o button che avevamo (tutti e 400) e che serviva a distinguere quelli dell'ultimo anno, i Senior appunto. L'ho trovato grazie ai potenti mezzi della rete, ho anche trovato un sito pieno di foto di ex allievi, insomma tanti ricordi....

lunedì 13 ottobre 2008

Halloween e Sam

Ho trovato su questo sito una bella spiegazione che vi copio e incollo brutalmente, in compenso se non lo conoscete già andateci a fare un giretto ci sono cose carine ed interessanti, ci troverete anche la ricetta di un Elisir che mi sembra molto appetitoso!



Halloween



E' certo che questa esportazione abbia fatto perdere il carattere e l'essenza vera e propria di questa festa, ma sta di fatto che in America ed in Europa la notte di Halloween viene rivisitata come la "notte delle streghe e dei fantasmi". Una sorta di party celebrativo per le creature e gli esseri soprannaturali e diabolici. Attenzione, dunque, agli incontri notturni con mostri e folletti. Il loro leader indiscusso è sicuramente Jack O'Lantern, uno spiritello burlone che da due millenni, di notte, appare sulla Terra illuminandosi la strada con una candela ricevuta in dono dal diavolo. Affinché la candela non si spenga, Jack la nasconde dentro una zucca vuota. Quella stessa zucca che, con il passare del tempo, è divenuta il simbolo di Halloween in tutto il mondo. Ma anche nel nord Italia fino alla fine degli anni '50 si usava mettere lumini in zucche svuotate, raccontare storie di fantasmi ed accendere falò al di fuori di qualsiasi celebrazione cattolica.Ma da dove deriva la leggenda di Jack O'Lantern? Jack O'Lantern (conosciuto anche come Lantern Man, Hob' O Lantern, Fox Fire, Corpse Candle Will O' The Wisp, o semplicemente Will) nasce da una leggenda irlandese che parla di un imbranato ("Ne'er-do-well" = Non ne combino una giusta) chiamato Stingy Jack. Quest'uomo, noto giocatore d'azzardo e bevitore, durante una notte di Halloween invita il Diavolo a bere con lui nella sua casa. Dopo la bevuta escono nella notte e Jack, sempre in cerca di scommesse, sfida il diavolo affermando che non sarebbe riuscito ad arrampicarsi su un albero. Il Diavolo, sorridendo, salì sull'albero con facilità, e Jack incise una croce sulla corteccia. A questo punto il Demonio era in trappola a causa del simbolo sacro, e Jack gli propose un patto: il Diavolo, se voleva poter tornare a terra, doveva promettere di non tentarlo più: solo allora avrebbe tolto la croce dall'albero. Il Diavolo accettò. Quando, anni dopo, Jack morì le porte del Paradiso gli furono negate a cause dei suoi vizi. Jack si diesse allora verso l'inferno, ma il Diavolo gli impedì l'accesso per vendicarsi del tiro mancino che gli aveva giocato, ma gli diede un tizzone ardente per illuminare il suo cammino nell'oscurità. Jack mise il tizzone in una rapa (o cipolla) svuotata per farlo durare più a lungo, e prese a vagare nell'oscurità. Ogni notte di Halloween, quando le porte dell'Oltretomba si aprono, Jack torna a passeggiare in questo mondo con la sua brace ardente. Quando agli inizi del secolo ci fu la carestia delle patate in Irlanda, molti Irlandesi immigrarono in America, e portarono con loro le loro antiche tradizioni che risalivano ai tempi dei Celti. In America trovarono le zucche che si adattavano meglio ad essere intagliate rispetto alle cipolle. Da quel momento è nata la tradizionale Zucca di Halloween o appunto Jack O' Lantern.


Celebrare Samhain


In questo periodo cominciano gli oscuri, freddi giorni invernali. Nelle campagne c'è poco lavoro da fare, le foglie cadono dagli alberi e i giorni si accorciano sensibilmente. I poteri naturali della crescita e della luce declinano ed entrano nel loro lungo sonno invernale. Anche gli animali si preparano al letargo. Come loro anche noi dovremmo rallentare le nostre attività e passare più tempo in casa. Se si ha un caminetto in casa è bello accalcarci intorno al fuoco insieme ai nostri amici e raccontare storie. Approfittiamo di questo periodo dell'anno, in cui la Natura muore apparentemente, ritirandosi in se stessa come i semi si ritirano nel terreno, per raccoglierci in noi stessi intraprendendo viaggi interiori nella nostra coscienza. Prestiamo attenzione ai sottili mutamenti del corpo, all'adattamento biopsichico del nostro organismo ai brevi e freddi giorni invernali: la mente inizia a scivolare dall'esteriorità all'interiorità. Ora è tempo che la nostra attenzione passi dal lato materiale a quello spirituale. E' tempo di riflessione, di viaggi interiori per potere scoprire quegli aspetti di noi stessi che necessitano di essere cambiati prima che possa iniziare una nuova vita. Come gli antichi iniziati dobbiamo discendere nel mondo inferiore, ripercorrendo il viaggio delle divinità stagionali: seguiamo la spirale interiore dell'anno vecchio fino ad arrivare al nostro centro interiore e a questo punto ripercorriamo la spirale all'esterno portando fuori il nostro potenziale di vita e creatività che sarà manifesto nel nuovo anno, al tempo stesso conservando in npi la saggezza imparata nel passato. E' un periodo adatto a tutti i tipi di meditazione e tradizionalmente propizio alle arti divinatorie, essendo un momento di passaggio in cui si incontrano passato, presente e futuro. Possiamo approfittarne per imparare qualche tecnica divinatoria, come i tarocchi o le rune. Inoltre, siccome le energie di questo tempo hanno a che fare con la morte, possiamo rivolgere i nostri pensieri alle persone che ci hanno lasciato. Si dice che gli spiriti possono essere ora contattati e consultati ma è preferibile (se crediamo in una vita nell'aldilà) non disturbarli; è meglio prestare attenzione ai piccoli messaggi che ci possono inviare (sogni, ricordi improvvisi, ecc,). E' infatti tempo di riflessione, tempo di considerare l'anno passato e di confrontarci con quel fenomeno della vita su cui non abbiamo nessun controllo: la morte. Per celebrare degnamente il cerchio completo dell'esistenza dobbiamo riconoscere la realtà della morte e del declino fisico come eventi naturali, non come qualcosa da ignorare o da nascondere. A queste energie ora dobbiamo tributare omaggio ma dobbiamo al tempo stesso ricordare la nuova vita che sopraggiungerà. Il Re dell'Agrifoglio ci insegna che la morte è una fine ma anche un inizio. Teniamo presente la lezione degli antichi Celti e non indugiamo in tristezze! Invitiamo a cena i nostri amici, vestiamoci da streghe e fantasmi, decoriamo le nostre case con le zucche di Halloween e, se ci va, celebriamo i giochi tradizionali cercando di afferrare con la bocca le sacre mele appese ad un filo o galleggianti in una bacinella di acqua! Possiamo divertirci a intagliare e scavare zucche e rape, inserendo in esse candele per esporle alle finestre o sui balconi delle nostre case. E' infine un momento in cui al fine di favorire la nostra rigenerazione, si possono ritualmente abbandonare tutte le cose del passato che dobbiamo o vogliamo lasciare, abbandonare (lasciar morire) le cose che non ci piacciono nella nostra vita. Possiamo quindi scrivere queste cose su foglietti di carta per bruciarli nel nostro fuoco di Samhain, che può anche essere una candela di colore nero o comunque scuro. Potete dire per tre volte una frase del tipo: "La cosa tal dei tali è venuta in essere, la cosa tal dei tali ha la sua stagione, e la cosa tal dei tali se ne va!". Poi, si brucia il foglietto di carta nella fiamma. Possiamo poi, più semplicemente, dare via o bruciare quegli oggetti che non ci piacciono più. E' tempo di abbandonare le cattive abitudini, di cambiare la propria vita! Infatti, prima che la nuova crescita possa iniziare, il suolo deve essere fecondato con i resti dei raccolti dell'anno precedente e con i rifiuti (se non ci fossero morte e decomposizione non ci sarebbe la Vita). Un rituale senza dubbio più complesso, ma che vale la pena di compiere, può essere eseguito nelle nostre case. Al tramonto del sole, la vigilia di Samhain, si spengono tutte le luci di casa e ci si mette in piedi davanti ad una candela nera o scura. Sentiamo l'anno vecchio che sta per morire, ricordiamo tutte le cose buone o cattive che avete vissuto, ricordiamo le persone a voi care che non ci sono più, e quando ci sentiamo pronti si accende la candela dicendo: " Accolgo con questa luce gli spiriti di coloro che se ne sono andati prima di me. Siate i benvenuti!". Prendiamo una coppa o un bicchiere pieno di vino e beviamone un po', dopo aver detto: " Ai morti! ", lasciandone alcune gocce. Possiamo poi accendere una candela speciale per ciascuno dei vostri amici o parenti morti: possono essere anche candele bianche o colorate. Per accenderle si usa la candela scura, e con la stessa candela accendiamo anche le lanterne-zucche di Hallowe'en, se ne abbiamo fabbricata qualcuna. Dopo aver fatto questo si prende un piatto o un vassoio dove avremo messo del pane o dei dolci (potete usare i "dolci dei morti" se esistono ricette tipiche nella vostra zona) e invitiamo gli amici invisibili a condividerè con noi il cibo. Lasciamone sempre qualche porzione.Poi, prendendo la candela scura, andiamo in tutte le stanze e accendiamo tutte le luci, magari solo per pochi minuti. Andiamo fuori dalla porta d'ingresso e gettiamo una moneta: dovrebbe essere d'argento ma una comune moneta andrà bene ugualmente... Diciamo: "Denaro sul pavimento, denaro sotto la porta" e lasciamo la moneta sul pavimento per un mese, facendola magari scivolare sotto lo zerbino. Essa porterà fortuna alla nostra casa. Meditiamo sul significato di questa festa e lasciamo aperta la porta di casa per fare entrare i nostri amici invisibili; lasciamo loro cibo e bevande.

sabato 11 ottobre 2008

Una mia versione del pesto rosso


Allora, Fiordisale ha lanciato questo concorso, e visto che come credo quasi tutto in casa le variazioni sul tema sono parecchie, volevo illustrarvi una delle versioni di pesto rosso che produco.
Occorrente: una bella manciata di pomodori secchi, un piccolo spicchio d'aglio, un pugnetto di semi di girasole (sgusciati) Olio Evo quanto basta, e un paio di cucchiaiate di acqua tiepida.
Lo preparo usando un piccolo tritatutto con contenitore a ovetto, che è una bomba per frullare e preparare questo genere di salsine.
Taglio i pomodori secchi con le forbici in 5 o 6 pezzi, unisco lo spicchio d'aglio, i semini, l'olio (circa 2 cucchiaiate) e do una frullatina, poi aggiungo un paio di cucchiaiate di acqua tiepida e frullo nuovamente, deve diventare una crema di un bel rosa salmone carico, meglio non salare in quanto i pomodori secchi lo sono già abbastanza. Eventualmente aggiungere altra acqua tiepida.
Ricordate di non salare eccessivamente l'acqua della pasta.
E' possibile sostituire i semi di girasole con delle noci sgusciate, ma devo dire che i semi di girasole si prestano molto bene a qualsiasi pesto perché hanno anche un leggerissimo aroma resinoso, naturalmente niente a che vedere con i pinoli, ma li ricordano abbastanza.
Ho usato questo pesto per condire delle penne integrali, che richiedono un sugo saporito, e vi assicuro che il risultato è stato ottimo.
Portate pazienza ho ancora problemi con la macchina fotografica!